N.1 2023 - Scientia | Giugno 2023

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Pietro Omodeo, Creazionismo ed evoluzionismo

Alessandro Minelli

Università degli Studi di Padova; alessandro.minelli@unipd.it

Volume della collana editoriale: Storie della scienza, Milano, Editrice Bibliografica, 2022. Nuova edizione a cura di Emilia Rota.

ISBN 9788893575157

Abstract

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Sono passati settantaquattro anni da quando Pietro Omodeo pubblicò i suoi primi scritti di storia della biologia: due note dedicate, rispettivamente, alla vita e alle opere di Giosuè Sangiovanni, zoologo e patriota, titolare della prima cattedra italiana di Anatomia Comparata e all’analisi di alcuni manoscritti di Lamarck e degli appunti dalle lezioni di quest’ultimo seguite a Parigi da Sangiovanni tra il 1804 e il 1807. Queste note già toccavano due temi che avrebbero conservato un posto di primo piano nelle successive ricerche storiche di Omodeo: l’evoluzionismo, non necessariamente ristretto al più popolare filone darwiniano, e il contributo italiano al progresso delle scienze naturali.

Per alcuni anni, i suoi interessi storici sono stati largamente centrati su Lamarck, figura a lui cara per molte ragioni, di natura non solo filosofica o scientifica, ma anche umana. Pietro Omodeo, infatti, ha sempre avuto molta attenzione per le persone che, in vita e anche dopo, sono state ingiustamente messe in ombra, e spesso apertamente attaccate, per ragioni personali o in forza di motivi ideologici di bassa lega. Lo ha dimostrato, negli ultimi tempi, riabilitando in maniera convincente, attraverso una lettura critica di una ricchissima documentazione, quell’Amerigo Vespucci che molti autori hanno dipinto come un impostore, al quale non spetterebbe il privilegio di dare il proprio nome al loro Nuovo Mondo. Si reca dunque a Parigi, dove frequenta l’archivio del Jardin des Plantes e riordina parte dei manoscritti di Lamarck, sul quale pubblica alcuni saggi. Qualche anno più tardi, su richiesta di Ludovico Geymonat, realizza per i classici della scienza dell’UTET un volume contenente la Prolusione al corso dell'anno X, l’Introduzione alla Storia Naturale degli Invertebrati e i capitoli I-VII del Sistema analitico delle conoscenze positive dell'uomo (1969), preceduti da una lunga e succosa introduzione. Durante il soggiorno parigino comincia anche a spingere le sue ricerche storiche più indietro nel tempo, a cominciare dagli evoluzionisti dell’Illuminismo francese, argomento sul quale ritornerà molti anni dopo.

Avendo ricevuto dall’editore Feltrinelli, attorno al 1957, l’incarico di realizzare un’edizione italiana delle opere di Darwin, Pietro Omodeo trascorre un periodo di studio a Londra, ma una revisione del programma editoriale limita la pubblicazione a un solo volume, contenente l’Autobiografia, il Viaggio di un naturalista e le Lettere del viaggio (1967).

Frattanto, a partire da quando Umberto D’Ancona lo invita a Padova a parlare di Antonio Vallisneri, intorno al 1953, Omodeo riprende a occuparsi di autori italiani. Qualche anno più tardi, l’Accademia patavina di scienze, lettere ed arti promuove un convegno su Il metodo sperimentale in biologia da Vallisneri a oggi (1962), al quale contribuisce con un saggio sulla polemica contro l'aristotelismo e il passaggio al creazionismo, uno dei temi più originali che sono ripresi e discussi a fondo in Creazionismo ed evoluzionismo.

In questa sua ricerca delle radici, largamente ignorate o fraintese, di quella visione dinamica della vita che si esprimerà più tardi nell’evoluzionismo di Lamarck e di Darwin, Omodeo comincia a mettere le mani anche su testi del Seicento. A questo punto, la sua attenzione si porta inevitabilmente sulla generazione spontanea e, in particolare, sulla confutazione sperimentale di questa da parte di Francesco Redi; peraltro, la disputa su questo argomento non si spegnerà per altri due secoli, come leggiamo nel primo capitolo di Creazionismo ed evoluzionismo.

L’opera qui recensita è, in realtà, la seconda edizione di un volume pubblicato la prima volta nel 1984, un’opera che avrebbe subito meritato un’attenzione molto maggiore di quella che ebbe al suo primo apparire e che confido possa avere adesso, in questa nuova edizione curata da Emilia Rota (devota allieva di Pietro Omodeo, alla quale dobbiamo anche un accurato elenco delle sue pubblicazioni fino al 2009) e presentata in una veste grafica moderna che ancor più invoglia alla lettura.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, Omodeo non era solo uno dei pochissimi biologi italiani che si occupavano attivamente della storia delle scienze della vita (nella sua breve autobiografia del 2009 mette in questo gruppo solo Roberto Savelli e Giuseppe Montalenti), ma anche uno dei pochi studiosi italiani che, all’epoca, improntavano i propri studi ad una chiave di lettura esplicitamente evoluzionistica. Come egli stesso ricorda, solo nel 1969 venne meno il principio, più spesso tacito ma non di meno accettato, che bandiva dai congressi annuali dell’Unione zoologica italiana ogni riferimento all’evoluzionismo. Però, nel corso di Zoologia che egli già da qualche anno teneva agli studenti di Scienze Naturali presso l’Università di Padova, non c’era forse lezione in cui mancasse una lettura in chiave storica dell’origine dei diversi organi degli animali trattati, o all’evoluzione e al significato adattativo dei loro costumi e dei loro cicli biologici. Verso la fine degli anni Sessanta, il rapporto personale che ebbi il privilegio di godere come suo studente interno finì presto per farmi assorbire un po’ di quella inflessibile attenzione al divenire della natura, delle istituzioni umane, delle conoscenze e delle idee che, oltre che dalla tradizione famigliare, essendo figlio dello storico Adolfo Omodeo, gli derivava dalla quotidiana frequentazione della letteratura scientifica e filosofica contemporanea e pregressa e dalla riflessione critica sull’evoluzionismo, nelle sue più diverse versioni.

A centotré anni compiuti, Pietro continua le sue riflessioni sui grandi problemi della biologia e sul divenire storico di queste. Creazionismo ed evoluzionismo non è soltanto un’originale analisi storica del controverso cammino verso una visione storica del vivente che sarebbe culminata con Lamarck e con Darwin ̶ricordiamo che Omodeo celebrò i 150 anni dell’evoluzionismo nel 1959, a partire cioè dalla Philosophie Zoologique (1809) piuttosto che dall’Origin of Species (1859)̶, ma anche un’occasione per rivisitare autori e movimenti intellettuali spesso dimenticati e, soprattutto, ignorati dal punto di vista delle radici dell’evoluzionismo.

Una rivisitazione ricca di sorprese, la sua, a cominciare dalla dimostrazione di quanto sia erronea la corrente identificazione del creazionismo come la posizione sostenuta fin dall’inizio dalla Chiesa Cattolica, in contrapposizione con un evoluzionismo laico, se non ateo. Omodeo dedica il secondo capitolo di Creazionismo ed Evoluzionismo ad Athanasius Kircher, un gesuita molto scomodo sul quale, osserva il nostro Autore, è difficile pronunciare un giudizio complessivo, ma che non fu solo la mente bizzarra che propose una fantasiosa interpretazione dei geroglifici egizi e immaginò un Mundus subterraneus (1665) pieno di caverne abitate da draghi alati che sputano fuoco. La sua ricostruzione dell’arca di Noè e del destino delle specie animali sopravvissute su questa, ad esempio, dischiude una visione inattesa e sorprendentemente moderna del divenire dei viventi. Kircher afferma, infatti, che gli animali salvati sull’arca, quando escono da questa e si disperdono su tutta la terra, vanno incontro a modificazioni per cause diverse e ne nascono anche specie del tutto nuove, ad esempio, per ibridazione. Molto per un autore del diciassettesimo secolo, forse troppo per un gesuita. Sta di fatto, osserva Omodeo, che la Controriforma non aveva accolto l’idea di un atto creativo unico dal quale avrebbe preso origine il mondo vivente quale noi osserviamo ai nostri giorni, quasi che il Creatore, compiuto il suo atto, si fosse poi disinteressato per sempre delle sue creature. Più religiosa sembrava invece una visione che riconosceva alla divina Provvidenza un ruolo vigile per ciascuna di esse, come sostenuto ad esempio da un successore di Kircher presso il Collegio romano dei gesuiti, il padre Filippo Buonanni che del grande e originalissimo museo di Kircher curò il riordino: una posizione teologica, la sua, che forse non ci aspetteremmo di trovare in un libro dal titolo divagatorio Ricreatione dell’occhio e della mente nell’osservation’ delle chiocciole (1681).

Spetterà ad uno studioso laico come Antonio Vallisneri articolare una visione creazionista che non lascia spazio ad alcuna aggiunta o modificazione successiva a quanto disposto dal Creatore all’inizio del mondo e dunque respinge la credenza nella generazione spontanea. Questa posizione, ampiamente discussa nel terzo capitolo di Creazionismo ed evoluzionismo, coinvolge necessariamente l’interpretazione dei processi della generazione e dello sviluppo, implicando in particolare l’adesione al preformismo.

Dalla Lezione Accademica di Antonio Vallisneri intorno all'ordine della progressione, e della connessione, che hanno insieme tutte le cose create (1721) Omodeo trascrive un passo molto significativo che afferma la parentela tra tutte le specie animali, uomo compreso, ma vale la pena di integrarlo con queste altre righe dallo stesso documento: «Anche i Quadrupedi […] col genere degli uomini pur hanno molta, e molta parentela, tolta l'anima, e una più occulta, e più perfetta architettura degli organi. Chi è pratico della Notomia degli uni, e degli altri, sa quanta simiglianza di viscere è fra di loro, di maniera, che molti padri dell'Arte nostra non hanno fatta altra Notomia, che di Bruti, per essere simigliantissima a quella degli Uomini».

Di grande interesse è anche il quarto capitolo di Creazionismo ed evoluzionismo, relativo al periodo illuministico. Periodo effervescente sotto il profilo dell’interpretazione della natura, che può essere difficile leggere sotto la lente semplificatrice che identifica il materialismo col meccanicismo e il vitalismo con l’antimeccanicismo, come invece varrà, un secolo più tardi, per le opposte visioni del vivente di Wilhelm Roux e di Hans Driesch. La filosofia settecentesca comprende anche il vitalismo meccanicistico di Diderot e La Mettrie e il meccanicismo non materialista di Leibniz: nelle parole di quest'ultimo, «in natura tutto accade meccanicamente, ma i principi del meccanismo sono metafisici». Omodeo si sofferma in particolare sul Systême de la nature di d’Holbach (1770), secondo il quale «non è affatto contraddittorio credere che le specie varino senza cessa, e ci è impossibile sapere sia ciò che esse diverranno, sia ciò che sono state» e questo vale anche per l’uomo.

I due capitoli seguenti, che ruotano attorno alle figure di Lamarck e di Darwin, sono, come le pagine precedenti, assai ricchi di riferimenti a molti pensatori le cui visioni rappresentano un mosaico di spunti in continua trasformazione. L’ultimo capitolo prolunga la storia delle idee evoluzionistiche fino all’incontro fra la teoria di Darwin e la nascente genetica, con Thomas Hunt Morgan e Theodosius Dobzhansky.