N.1 2023 - Scientia | Giugno 2023

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Alle origini della museologia antropologica italiana. Il Museo Craniologico della Reale Accademia di Medicina di Torino

Giacomo Giacobini

Università degli Studi di Torino; giacomo.giacobini@unito.it

Luigi Mangiapane

Università degli Studi di Torino; gianluigi.mangiapane@unito.it

Agnese Picco

Università degli Studi di Torino; agnese.picco@unito.it

Si devono a Giacomo Giacobini i seguenti capitoli: Introduzione; Antonio Garbiglietti e la nascita del Museo; Lo sviluppo della collezione craniologica; Lo sviluppo della collezione frenologica; Il declino del Museo; L’Esposizione Generale Italiana del 1884 a Torino; Alberto Gamba e l’epoca d’oro del Museo. A Gianluigi Mangiapane i capitoli: La collezione nel 1913; La collezione nel 1958. Ad Agnese Picco il capitolo: La collezione nel 2023, compresa la descrizione dei reperti salienti.

Gli autori desiderano ringraziare l’Accademia di Medicina di Torino e in particolare il suo Bibliotecario Roberto Ginesci per aver facilitato la consultazione delle annate del Giornale dell’Accademia. Un ringraziamento anche al prof. Alessandro Bargoni e alle dott.sse Cristina Cilli e Giancarla Malerba per la collaborazione nella ricerca dell’iconografia. La conservazione delle collezioni presso l’ex Istituto Anatomico si deve all’attenzione del prof. Francesco Loreti (1901-1986) nei confronti di questo patrimonio.

Abstract

Il Museo Craniologico della Reale Accademia di Medicina di Torino originò nel 1866 per iniziativa di Antonio Garbiglietti e si sviluppò grazie anche all’attività di Alberto Gamba e alla collaborazione di molti donatori italiani e stranieri. Per alcuni decenni fu una delle più importanti istituzioni museali italiane dedicate all’antropologia. Alla fine dell’Ottocento perse però gradualmente interesse e le collezioni, di rilevante significato storico-scientifico, furono cedute nel 1913 all’Istituto di Anatomia Umana dell’Università. Attualmente sono in parte esposte nel Museo di Anatomia Umana.

English abstract

The Craniological Museum of the Royal Academy of Medicine of Turin was born in 1866 on the initiative of Antonio Garbiglietti and developed thanks also to the activity of Alberto Gamba and the collaboration of several Italian and foreign donors. For some decades it was one of the most important Italian museums dedicated to anthropology. At the end of the 19th century, however, it gradually lost interest for the Academy and the collections, of significant historical-scientific value, were transferred in 1913 to the Institute of Human Anatomy of the University. Currently they are partly exhibited in the Museum of Human Anatomy.

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Il Museo Craniologico e Frenologico (spesso citato semplicemente come Museo Craniologico) della Reale Accademia di Medicina di Torino nacque nel 1866 e cessò di esistere come istituzione autonoma nel 1913, quando le sue collezioni furono cedute all’allora Istituto di Anatomia Umana Normale dell’Università.

Il Museo Craniologico di Torino rappresenta il più antico museo antropologico italiano afferente a un ente. In quegli anni e in altre città alcuni studiosi, come Giustiniano Nicolucci e Carlo Maggiorani, stavano creando raccolte di crani, ma si trattava di collezioni personali che peraltro donarono poi in parte al Museo torinese riconoscendone l’importanza. Le collezioni di Nicolucci diedero successivamente origine a un vero museo, il Gabinetto di Antropologia dell’Università di Napoli, che fu fondato nel 1881.

La ricostruzione della storia del Museo Craniologico di Torino e delle sue collezioni non è agevole in quanto l’archivio storico dell’Accademia fu distrutto, insieme alla biblioteca, durante il bombardamento del 13 luglio 1943. All’Istituto di Anatomia di Torino era stato comunque trasmesso il catalogo manoscritto (Elenco inventario) allegato alle collezioni, ancora presente nel 1959, che tuttavia fu disperso a seguito di operazioni di ‘riordino’ effettuate nel corso degli anni Settanta, dopo che il professor Francesco Loreti ebbe lasciato la sua funzione di Direttore dell’Istituto.

Il presente contributo è quindi basato essenzialmente sulle notizie riportate in varie occasioni dal Giornale della Reale Accademia di Medicina di Torino (verbali delle sedute, articoli), e in particolare sull’articolo di Alberto Gamba [1886], Relazione dello stato del Museo Craniologico della R. Accademia di Medicina di Torino. Inoltre, su indicazioni manoscritte presenti sulla maggior parte degli oggetti delle collezioni, oltre a biglietti annessi ad alcuni di essi. È anche disponibile un Elenco dei crani e dell’altro materiale di proprietà del Museo Craniologico della R. Accademia di Medicina di Torino, ora dato in consegna e ordinato nell’Istituto di Anatomia Umana normale della R. Università di Torino, redatto nel 1913. Molto importante è inoltre l’articolo pubblicato da Francesco Loreti e Domenico Davide [1959] su La raccolta di crani di varia stirpe in parte antichi e di gessi esistente nell’Istituto di Anatomia Umana Normale della Università di Torino nell’attuale (1958) ordinamento, che fornisce dettagliate informazioni sulle collezioni prima che esse fossero spostate e accumulate in modo improprio in locali del seminterrato. L’articolo raffigura anche due pagine del catalogo manoscritto andato in seguito disperso.

Antonio Garbiglietti e la nascita del Museo

La nascita del museo si deve all’impegno di Antonio Garbiglietti (1807-1877) [Cantù, 1844]; [Toesca di Castellazzo, 1894] (Fig. 1). Garbiglietti, che si era laureato in Medicina a Torino, fece parte del Collegio di Chirurgia e fu socio dell’Accademia di Medicina. Fu anche medico di corte della regina Maria Cristina di Sardegna. La sua attività fu rivolta a vari campi scientifici: fu entomologo (specialista di emitteri) e micologo, ma soprattutto ebbe interessi in campo antropologico e viene considerato, con Giustiniano Nicolucci, un pioniere degli studi di antropologia in Italia [Fedele - Baldi, 1988]. Nel 1871 Garbiglietti fu anche uno dei fondatori della Società italiana di Antropologia ed Etnologia, con sede a Firenze, presieduta da Paolo Mantegazza. Come riportato da Cantù [1844] «fu membro ordinario della Società Medico-chirurgica (dal 1846, Reale Accademia di Medicina) di Torino, corrispondente delle Accademie di Savoia, de’ Lincei e de’ Tiberini Romani, degli Aspiranti Naturalisti di Napoli, delle Medico-chirurgiche di Bologna, di Ferrara, di Marsiglia, di Monpellieri, di Anversa, etc.».

La sua attività in campo antropologico inizia con la partecipazione al Secondo Congresso degli Scienziati Italiani, tenuto a Torino nel 1840. In quell’occasione, Garbiglietti presenta una comunicazione su un cranio etrusco scoperto a Veio l’anno precedente (Fig. 2) [Riunione degli scienziati italiani, 1841] leggendo «un’assai erudita Memoria che incomincia col dimostrare quanta luce possa venir diffusa sopra uno dei più tenebrosi argomenti della storia dall’esame delle reliquie de’ primi abitatori della nostra penisola».

Negli anni successivi Garbiglietti si impegna sempre più in ricerche antropologiche, in particolare craniologiche, stabilendo rapporti soprattutto con Giustiniano Nicolucci (1819-1904), futuro fondatore del Museo di Antropologia di Napoli [Fedele - Baldi, 1988], e con l’antropologo inglese Joseph Barnard Davis (1801-1881) [Bettany, 1888], spesso citato come Dawis. Entrambi contribuirono ad arricchire le collezioni del Museo torinese e furono nominati Soci corrispondenti dell’Accademia di Medicina. Di Nicolucci, Garbiglietti recensì sul Giornale dell’Accademia varie pubblicazioni, tra le quali il ponderoso trattato Delle razze umane [Garbiglietti, 1859].

Quella raccolta da Davis fu la più ricca collezione craniologica esistente all’epoca, organizzata in base alla convinzione che determinate caratteristiche morfologiche corrispondessero a differenze di natura mentale, morale e sociale [Roque, 2021]. Anche Garbiglietti e Nicolucci furono vicini, benché in modo meno accentuato, a queste idee di razzismo scientifico, molto diffuse all’epoca. Nel 1866 Garbiglietti scriveva:

Fig. 1 – I due personaggi principali cui è legata la storia del Museo Craniologico e Frenologico della Reale Accademia di Medicina di Torino: Antonio Garbiglietti (a sinistra) e Alberto Gamba (a destra). Gamba è stato fotografato in una sala del Museo, davanti a una vetrina della collezione frenologica. A destra si vede la mummia ando-peruviana.
Fig. 2 – Il cranio etrusco scoperto a Veio e descritto da Garbiglietti nel 1841; si tratta del primo reperto raccolto per il Museo (a sinistra). A destra, la mummia ando-peruviana.

io credo che sia inoppuntabile, che per inesorabile legge di natura, così nell’ordine intellettuale e morale, come nell’ordine fisico, i varii gruppi d’individui componenti l’umana famiglia diversifichino tra loro per attitudini varie […] non meno che per forme corporee […] che da queste differenze fisiche e morali tragga origine la naturale ineguaglianza infra le razze umane [Garbiglietti, 1866b, p.140-141].

Di particolare importanza per la nascita del museo fu la comunicazione di Garbiglietti Sopra alcuni recenti scritti di craniologia etnografica de' Dottori Giustiniano Nicolucci e G. Bernardo Davis [Garbiglietti, 1866a], [Garbiglietti, 1866b], tenuta in Accademia nella seduta del 22 giugno 1866. Alla fine della comunicazione vi è un capitolo intitolato Una proposta ed una preghiera del Relatore:

Signori! - afferma Garbiglietti - Ora che ho compiuto il mio ufficio col ragguagliarvi di una porzione delle fatiche di questi egregi personaggi, permettetemi che prima di raccogliere le vele io vi dichiari il mio pensiero e vi porga una preghiera.

Che se poi è indubitabile che il notevole progresso fatto dalle scienze zoologiche in questo nostro secolo sia dovuto soprattutto alla fondazione di grandi Musei e di copiose Collezioni […] con uguale se non con maggiore ragione dovrassi dire, che un tale esame diretto sia indispensabile pella craniologia. Eccovi adunque, o Colleghi onorandissimi, la mia proposta e la mia preghiera. Si fondi anche presso di noi un Gabinetto craniologico e si provi la nostra Accademia d’iniziarlo. Ne getti le fondamenta, al tempo poscia ed alla buona volontà degli uomini il condurlo a compimento. […] Qual compiacenza adunque per noi tutti, se, a maggior lustro della nostra Accademia, ed a maggior decoro eziandio della nostra augusta Torino, ci fosse dato di tradurre in atto una Galleria di craniologia etnografica!

Interviene il Presidente della seduta, Sisto Malinverni, che «ravvisa commendevole assai il desiderio manifestato dal socio Garbiglietti nell’ultima parte del suo rapporto che, cioè, i medici e le accademie si adoperino per avere una numerosa raccolta di cranii e si istituiscano studi in proposito: la difficoltà sta tutta nel rinvenire i mezzi di attuare questo stupendo progetto» [Manuelli - Lombroso, 1879].

Lo sviluppo della collezione craniologica

A seguito della proposta di Garbiglietti l’Accademia di Medicina nomina una Commissione per il Museo craniologico (Presidente Sisto Malinverni, Segretario Michele Lessona) che si riunisce il 18 luglio 1866. Nella seduta del 20 luglio il Presidente riferisce che la proposta di Garbiglietti è stata approvata all’unanimità e che la Commissione ha preso atto «di due cranii presentati dal socio Malinverni onde servano di nucleo al futuro museo». Propone di rivolgersi «al Ministero degli esteri per ottenere per mezzo dei Consolati cranii delle varie nazioni, ed a quello della pubblica istruzione per averne per mezzo di tutte le Università e scuole di anatomia, e spedali del Regno, e degli scavi che si fecero a Pompei e che si faranno ivi o altrove. […] Sono quindi fatti passare i cranii in giro ai soci mentre il presidente donatore va enumerando le differenze». Nella riunione si discute anche la necessità di individuare i locali necessari per il museo negli spazi destinati all’Accademia, che allora aveva sede in Palazzo Madama.

Alla fine della seduta del 27 luglio viene data comunicazione di un ‘Dono del Prof. Maggiorani’ il quale, «applaudendo al nobile disegno di fondare in Torino un museo di cranioscopia», offre la sua collezione costituita da 50 «cranii antichi appartenenti alla stirpe greca, alla romana, alla etrusca, alla ebraica».

Negli atti della seduta del 31 ottobre è pubblicato il «Progetto di classificazione del Museo Craniologico della R. Accademia di Medicina di Torino, proposto dal socio Dottore Gamba». Lo schema propone una suddivisione in 4 razze (prototipi): bianca, gialla, nera e rossa, ognuna suddivisa in famiglie (deutotipi) e in popoli (nazioni moderne).

Nella seduta del 2 novembre, viene comunicata una «lettera scritta dal dott. cav. Giustiniano Nicolucci al dott. Garbiglietti», nella quale si sottolinea che il progetto del museo «comincia con auspici oltremodo felici, venendole offerta la collezione unica del Maggiorani. […] Anch’io da mia parte invierò cranii antichi e moderni di queste provincie meridionali».

Nella seduta del 9 novembre 1866, sottolineando l’importanza del dono di Maggiorani, si ricorda che «si sperava che l’esempio dato dal dottissimo professore sarebbe seguito da altri insigni cultori della scienza cranioscopica: questa nostra speranza ci è ora confermata da varie lettere che riceviamo in proposito da altre province italiane e dalla Germania e dalla Francia».

Nelle sedute successive dell’Accademia, frequentemente vengono fatte comunicazioni o recensite pubblicazioni di interesse craniologico, come nel caso del «Rapporto del Socio prof. Cav. Alberto Gamba Sui cranii rinvenuti nelle Necropoli di Marzabotto e di Villanova nel Bolognese. Lettera del Cav. Dottore Giustiniano Nicolucci all’Ill.mo Sig. Conte Giovanni Gozzadini Senatore del Regno» [Gamba, 1866].

Una lettera del Ministro degli affari esteri, presentata nella seduta del 15 febbraio 1867, «partecipa all’Accademia avere il prof. Ströbel consegnato al Console italiano in Buenos Ayres una cassetta con due cranii per concorrere alla formazione del Museo craniologico».

Intanto, l’interesse dell’Accademia si estende anche alla paletnologia, termine entrato in uso due anni prima durante il Secondo Congresso dei Naturalisti Italiani tenuto a La Spezia, a indicare la ricerca in campo di archeologia preistorica che si sta organizzando in Italia [Giacobini - Rubat Borel]. Nella rivista bibliografica del Giornale dell’Accademia viene dato ampio spazio alla recensione da parte di Garbiglietti de La paleoetnologia in Roma, in Napoli, nelle Marche e nelle Legazioni. Relazione del dottore Luigi Pigorini a S.E. il Ministro della pubblica istruzione.

Iniziano quindi a pervenire al Museo anche manufatti di interesse archeologico: nella seduta del 1° marzo 1867 una lettera di Antonio Garbiglietti annuncia l’invio di una «raccolta di varii pezzi di terremare fatta dal distinto scienziato parmense Pigorini».

Il Museo si arricchisce anche di crani di popolazioni extraeuropee. Nel 1870 Alberto Gamba annuncia che «in occasione dell’inaugurazione del Canale di Suez il Presidente del nostro Circolo Geografico italiano, il prof. Peroglio, fece un’escursione lungo la valle del Nilo. Fra gli oggetti raccolti dall’illustre viaggiatore vi è il cranio di un Felhas antico, e questo ebbi in dono. Questo cranio, che io offro al Museo della nostra Accademia, col consenso del prof. Peroglio, è il primo e l’unico cranio egiziano che noi possediamo».

Nella seduta del 10 febbraio 1871 il Presidente Gaetano Pertusio fa notare che la collezione «ha le condizioni tutte per essere ben opportunamente detta, siccome già la diciamo, Museo Craniologico. Non sarebbe per caso opportuno di occuparsi di tale collezione, dandogli un’esistenza propria?» Propone quindi di assegnarle «una Direzione propria composta di un Direttore di detto Museo e due o Aiuti o Vice-Direttori». Viene nominato Direttore per acclamazione Antonio Garbiglietti, affiancato da Aberto Gamba e Giovanni De Lorenzi. Allegato al verbale della seduta del 5 maggio, viene pubblicato un lungo e dettagliato testo intitolato «Lo studio dell’antropologia e dell’etnologia in Italia o breve rassegna di alcuni scritti italiani relativi a queste scienze stati pubblicati nello scorso anno 1870. Discorso del Socio Dott. Coll.o Antonio Garbiglietti, letto nelle adunanze del 14 e del 21 aprile 1871 della R. Accademia di Medicina di Torino, in occasione della conferitagli nomina di Direttore del Museo craniologico, proprio della stessa Accademia» [Garbiglietti, 1871].

Il Museo è ormai molto noto e si sviluppano scambi con altre istituzioni. Nella seduta del 28 febbraio 1873, il professor De Lorenzi «dà comunicazione di una lettera del Prof. Mantegazza, diretta al socio Garbiglietti, nella quale domanda alla Accademia di ricambiare i modelli dei cranii più importanti esistenti nel Museo Antropologico di Firenze con quelli del Museo Craniologico dell’Accademia». Così, nella seduta del 13 giugno Alberto Gamba può presentare i calchi in gesso del «cranio di Ugo Foscolo, di Goffredo Mameli, di un Daiocco del Borneo e di un microcefalo, stati inviati in cambio dal prof. Mantegazza».

Nel 1874 muore Giovanni De Lorenzi, Vicedirettore del Museo, che nella seduta del 20 agosto viene sostituito in quella funzione da Carlo Giacomini.

Nel 1876 si trasferisce a Torino Cesare Lombroso, nominato ordinario di Igiene e Medicina legale. È ovviamente interessato al Museo Craniologico e chiede di poterne esaminare le collezioni. Nella seduta del 6 aprile 1877 l’Accademia «accorda al predetto Professore una tale concessione […] colla riserva però che nessuno possa esportare alcun cranio». Lombroso sarà accolto come socio nella seduta del 26 aprile 1878, e in quella del 10 settembre presenterà una comunicazione sul cranio di Alessandro Volta [Lombroso, 1878]. L’anno successivo, in collaborazione con A. Manuelli, darà lettura di un dettagliato studio comparativo su 106 crani piemontesi in quanto, «avendo esaminato quelli del Museo dell’Accademia, ci venne vaghezza di confrontarli con alcuni cranii escavati in alcune chiese. A questi aggiunsimo alcuni cranii tipici di delinquenti e di sani del Piemonte conservati nel Museo […] Medico legale e in quello ricchissimo del Gabinetto anatomico» [Manuelli - Lombroso, 1879].

Lo sviluppo della collezione frenologica

Garbiglietti era anche molto interessato - almeno inizialmente - alla frenologia. Come ricordato da Baral [Baral, 2014]; [Baral, 2015]; [Baral, 2016], Torino rappresentò, con Aversa e Milano, uno dei ‘poli frenologici’ italiani, impegnati nella diffusione delle teorie di Gall e Spurzheim. Garbiglietti fece parte di un gruppo piemontese informale di frenologi il cui personaggio principale era il medico astigiano Giuseppe Maria De Rolandis. Si trattava di medici che applicavano la frenologia nell’ambito della psichiatria, della medicina legale e dell’antropologia fisica. I nove Congressi degli Scienziati Italiani svolti tra il 1839 e il 1847 (dei quali il secondo a Torino) videro un’attiva partecipazione dei frenologi italiani, ma l’interesse per queste teorie decrebbe in seguito rapidamente. In realtà, il declino della frenologia negli ambienti scientifici era iniziato già intorno al 1840, soprattutto per attività di Louis-Francisque Lélut, Frédéric Dubois e Pierre Flourens (si veda, a proposito, [Renneville, 2000] ).

Il Museo dell’Accademia di Medicina di Torino fu quindi essenzialmente un museo craniologico, anche se comprendeva una Sezione frenologica nella quale furono collocati comunque numerosi crani. Quando il Museo fu fondato, l’interesse per la frenologia si era già fortemente affievolito nelle Università e nelle Accademie. In Italia essa contava in quegli anni ormai pochi adepti, tra i quali il napoletano Biagio Miraglia. A Torino nel 1866, anno della fondazione del Museo, Giovanni Stefano Bonacossa, che già era stato un frenologo convinto pubblicando nella sua tesi di laurea una tavola con confronti tra le localizzazioni secondo Gall, Spurzheim e Sarlandière [Bonacossa, 1835], nella sua opera Frammenti di lezioni teoriche di medicina psicologica [Bonacossa, 1866] afferma che «Il sistema frenologico quale fu enunciato da Gall o modificato da di lui seguaci […] assai lascia a desiderare». Anche Garbiglietti, che inizialmente si era interessato alla frenologia e aveva fatto parte del gruppo informale raccolto intorno a Giuseppe Maria De Rolandis, rivolgeva ormai la sua attenzione in senso prevalentemente antropologico ai crani di personaggi famosi nel bene e nel male, annunciando quei temi di indagine che in seguito sarebbero stati sviluppati da Cesare Lombroso. A sottolineare la perdita ormai definitiva di consenso nei confronti della frenologia, in occasione della seduta dell’Accademia del 12 novembre 1886 Alberto Gamba presentando la maschera della faccia e del cranio di Vincenzo Bellini, fatta dallo scultore Monteverde e destinata alla raccolta frenologica, afferma che «nessuna delle localizzazioni dei frenologi è stata confermata dalla osservazione severa della scienza, la quale dimostrò la presenza di numerosi centri motori, e sensorii nella superficie esterna cerebrale».

Comunque, ancora nel 1869 Garbiglietti aveva recensito sul Giornale dell’Accademia il Trattato di frenologia applicata alla medicina, alla giurisprudenza criminale, alla educazione, alla morale, alla filosofia, alle belle arti, ecc. del dottore B.G.Miraglia [Miraglia, 1853]. In quello stesso anno il novarese Giovanni Antonio Fossati [Fiasconaro, 1997], che a Parigi era diventato uno dei più fedeli collaboratori del fondatore della frenologia Franz Joseph Gall, e che già era socio corrispondente dell’Accademia di Medicina di Torino, nella seduta del 9 luglio è nominato socio onorario. È un riconoscimento per il dono da lui fatto al Museo dei seguenti busti o crani in gesso: «Prosper, ex jésuite, prédicateur célèbre; fille avec monomanie des enfants; Talleyrand; Grégoire; Adjutori, cru Raphael; Lamarque (général); Foi (général); Elysa Mercourt (poète); Wurmser général autrichien; Mabile assassin; Lelièvre empoisonneur de ses 3 premières femmes, et exécuté à Lyon en 1820 (Voir le manuel du docteur Fossati, première édition); Ochard décapité; Poulmann assassin; Benty Goss; Eva Kattel; Napoléon 1er masque; Ottentot, type; Crâne d’hydrocéphale; Chauffeur, assassin; Soufflard; Gall, moulé après sa mort; buste avec les organes dessinés d’après les systèmes de Gall et Spurzheim», oltre a «una cassetta con cranii di diversi animali». Questo dono arricchisce significativamente la collezione frenologica, costituendone il nucleo principale.

Un ulteriore contributo importante avviene (seduta 3 maggio 1872) quando il socio Gamba «presenta all’Accademia, per essere collocati nel Museo Craniologico, e nella parte destinata alla raccolta frenologica No. 20 cranii di giustiziati, stati disumati dal cimitero di San Pietro in Vincoli. Di questi molti sono sconosciuti, ma di alcuni si ha il nome e la data di morte, e fra questi alcuni famosi nei fasti giuridici di questi ultimi anni».

L’Esposizione Generale Italiana del 1884 a Torino

Nel 1884 le collezioni del Museo Craniologico e Frenologico dell’Accademia possono essere conosciute anche al di fuori della cerchia specialistica. L’occasione è offerta dall’Esposizione Generale Italiana organizzata a Torino, nel parco del Valentino, dalla Società promotrice dell'industria nazionale. Fu un grande successo: tra aprile e novembre 1884 ebbe 14.237 espositori e circa tre milioni di visitatori. In una delle sue otto Divisioni, intitolata Produzioni scientifiche e letterarie, due sale erano dedicate a un’Esposizione di Antropologia, alla cui organizzazione contribuì anche il Museo dell’Accademia. Il giornalista Nino Pettinati (1884) ne fornisce un resoconto:

Quando uno si decide d’andare a visitare la sezione di antropologia all’Esposizione non bisogna abbia fatto colazione da poco, e neanche sia lì per andarla a fare. Si ha un bell’essere scettici fin che si vuole e dir che i morti sono morti […] ma volere o no, visitando le vetrine di questa sezione ci si sente poco allegri. […]

L’esposizione antropologica dell’Esposizione Nazionale è ricca ed interessantissima. […] La craniologia trionfa sopratutto. Ho fatto un conto approssimativo che almeno un migliaio di teschi e di cranî […] sono schierati in quelle nere vetrate cui richiudono gli spessi cristalli. […] Dal punto di vista fisiologico hanno molta importanza […] specialmente le collezioni del Museo craniologico dell’Accademia di Torino. […]

L’Accademia di Medicina di Torino ha mandato un reggimento di crani etruschi e romani […] e i modelli dei cranî di Rafaello, di Petrarca, di Ugo Foscolo, e di Goffredo Mameli. Come non osservare con reverenza e con curiosità queste calotte ossee dei quattro illustri italiani?... Come sono diverse le une dalle altre! Rafaello ha le occhiaie basse basse; Mameli ha la fronte molto depressa alla tempia; Petrarca ha gli zigomi molto sporgenti; Foscolo ha un cranio molto ovale, grosso, superbo… Vicino ai quattro v’ha anche un cranio del Beato Valfré (Dio mi perdoni, ma sembra un cranio d’idiota).

L’articolo cita anche i crani e le maschere di quattro fra i più famosi assassini che si ricordino negli annali giudiziari di Torino. Essi sono i due fratelli Artusio, Orsolano e Violino, le cui nefandità oggi ancora fanno inorridire al racconto. Queste belve umane ammazzavano donne, le trituravano, ne empievano salsiccie e ne facevano commercio. […] Strano a dirsi, nessuno di quei teschi presenta una notevole anormalità.

Alberto Gamba e l’epoca d’oro del Museo

Il 24 gennaio 1887 muore Antonio Garbiglietti. Nella seduta del 28 gennaio il Presidente Domenico Tibone «ne annunzia le disposizioni testamentarie a favore del Museo Craniologico e della Biblioteca dell’Accademia». Nella stessa seduta, il socio Michele Lessona ne legge una commemorazione [Lessona, 1887]. In quella del 18 novembre il Presidente fornisce indicazioni sulle disposizioni testamentarie: «Anche il nostro Museo Craniologico […] si accrebbe di nuovi oggetti, ed una sorte migliore lo aspetta, in grazia della generosa largizione di quell’egregio studioso che era il compianto socio comm. Antonio Garbiglietti che lasciava all’Accademia un legato annuo di lire 200, quale dotazione del Museo Craniologico».

A seguito della morte di Garbiglietti, Alberto Gamba (Fig. 1) è nominato Condirettore del Museo insieme a Carlo Giacomini ed Enrico Morselli. Al barone Alberto Gamba (1822-1901) [Boselli, 1902] si deve un forte impulso dato allo sviluppo del Museo negli ultimi decenni dell’Ottocento. Socio dell’Accademia di Medicina, ne fu anche Presidente (1878-1879). Insegnò Anatomia estetica alla Regia Accademia Albertina di Belle Arti (Presidente dal 1893 al 1899), e fu anche professore di Anatomia, Fisiologia e Igiene, al Corso Normale e Magistrale di Ginnastica dal 1850 al 1900. Fu primo presidente della Società Ortopedica Italiana. Fu socio fondatore (e presidente onorario) dell’Ospedale Oftalmico e Infantile e dell’Istituto per Rachitici Regina Maria Adelaide di Torino.

In qualità di Presidente dell’Accademia, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 1879-80 (seduta del 14 novembre 1879), Gamba pronuncia un discorso inaugurale nel quale dà ampio spazio alla descrizione del Museo craniologico, fornendoci indicazioni sulla consistenza delle collezioni a quella data [Gamba, 1879]. Per esempio, «nessun’altra collezione può vantare egual numero di crani etruschi», che sono dieci grazie alle donazioni di Garbiglietti e Maggiorani.

Inoltre, abbiamo ricevuto dallo Ströbel cranii di indiani della Pampa, della Patagonia, e di indigeni della Repubblica Argentina. Dal Pigorini oggetti preistorici dell’epoca del bronzo, dal dott. Amodei, cranii di Cileni, dal celebre Bernardo Davis, teschi preziosissimi di naturali delle isole Sandwich, Feroe, Dackling e dell’Omlaia. Il dott. Giovanni Fossati dotto frenologista legava al nostro Museo una parte della sua conosciuta rinomatissima collezione, Il conte Cesnola Console generale degli Stati Uniti ci spedisce da Citium dodici cranii fenicii. Abbiamo successivamente ricevuto getti di cranii della Società Antropologica Italiana, e del suo degno Presidente Prof. Mantegazza col quale abbiamo fatto molti cambii. Così dal Prof. Gastaldi, dal Dott. Argentier, dal Prof. Lessona e da altri benemeriti colleghi. I cranii del nostro Museo sono divisi in parte frenologica e parte etnica. Ed i cranii di questa collezionati secondo le varie divisioni geografiche, e divisi in vetusti e moderni.

Nel 1886 Gamba pubblica sul Giornale dell’Accademia una Relazione dello stato del Museo Craniologico della R. Accademia di Medicina di Torino al Dicembre 1886 [Gamba, 1886]. Gamba aveva provveduto al riordino delle collezioni e «allestito un Elenco inventario, del quale finora si sentiva il difetto». Inoltre, precisa Gamba, al Museo è associato un «archivio che raccoglie gli autografi dei donatori ed i documenti relativi a ciascun Cranio entrato a raccolta nel nostro Museo. Abbiamo in questo archivio gli autografi preziosissimi del Pigorini, del Maggiorani, di Bernardo Dawis, di Ströbel, di Amedeo Amadio, di Mantegazza, Gastaldi, Fossati, Garbiglietti, Cesnola, Argentier, ecc.».

Come riferisce Gamba, le collezioni, divise in una Serie antropologica e una Serie frenologica, sono ospitate in otto bacheche. L’elenco fornito da Gamba è il seguente:

Sezione Antropologica

Bacheca n. 1.

Varii strumenti di misurazione craniologica.

Bacheca n. 2.

Italia – N. 51 Cranii antichi, di cui 11 etruschi e 40 romani provenienti dai sepolcri di Vejo, Tarquinia, via Latina, via Appia, dalla falda Palatina, dalla villa Pamphili ed Ostia (dono dei dottori Garbiglietti e Maggiorani).

Bacheca n. 3.

Grecia – N. 2 Cranii greci antichi dell’isola del Jonio Corcyra. Italia – N. 5 crani di ebrei tratti dalle antiche ecatombe romane. N. 10 Cranii dell’epoca romana provenienti da varie provincie italiane. N. 1 Getto in gesso idem di modenese. (Doni dei dott. Maggiorani, Garbiglietti, Gastaldi e Gaddi). N. 22 crani moderni delle varie provincie italiane (doni dei dott. Calderini, Argentier, Malinverni e Gamba).

Bacheca n. 4.

Africa – N. 1 Cranio di Felhas (Dono del prof. Celestino Peroglio). N. 7 Getti in gesso di Cranii di varie tribù africane (Cambio col prof. Mantegazza del Museo craniologico di Firenze).

America – N. 7 Cranii di nativi dell’America del Sud (Paraguay, Argentina, Chili). Un Cranio dell’America del Nord (Canadà) ed uno delle Antille (Avana) (Dono del dottore Amedeo Amadio). N. 2 Cranii di indigeni patagoni. Prov. Tualches (Dono del prof. Ströbel).

Bacheca n. 5.

Asia – N. 1 Cranio di donna araba (Dono del dottor Gamba).

Oceania – N. 11 Cranii di indigeni di varie isole della Polinesia (Dono del prof. Bernardo Dawis). N. 5 getti in gesso di indigeni dell’Australia (Cambio col prof. Mantegazza del Museo di Firenze).

Bacheca n. 6

Asia – N. 13 Cranii fenici tolti da antichi sepolcreti delle rovine di Salamina e Paphos nell’isola di Cynira (Cipro) (Dono del cav. Alessandro di Cesnola).

Numerosi oggetti funerari stati raccolti dal Cesnola stesso nelle tombe, dalle quali furono tratti i Cranii. Si notano due statuette in terra cotta di donne sopra parto, le quali furono oggetto di esame e relazione alla Società Antropologica di Londra.

Sezione frenologica

Bacheca n. 7

N. 27 Getti in gesso del capo di varie individualità spiccate, fra le quali io cito Napoleone I, Talleyrand, Lamarque, Raffaele Sanzio, Ugo Foscolo, Mameli, generale Foy, ecc.

Venti di questi getti sono dono del prof. Fossati, e facevano parte della grande collezione della Società di Frenologia di Parigi. Il getto del cranio e della faccia di Vincenzo Bellini è dono del professor Caravella di Catania, gli altri sei del prof. Gamba.

Bacheca n. 8

N. 27 Cranii di giustiziati, di cui 20 sono stati esumati nel 1872 dal dottor Gamba nel triangolo del cimitero di San Pietro in Vincoli, da oltre un secolo destinato alle inumazioni dei giustiziati. Sette di questi Cranii sono stati dal dott. Gamba tolti dal sottosuolo del campanile della Chiesa di Sant’Agostino, dove la tradizione (stata pure accolta dal Cibrario nella sua Storia di Torino) dice si seppellissero i giustiziati e i carnefici nel diciassettesimo secolo. Questi Cranii del cimitero di San Pietro in Vincoli, di alcuni dei quali mi fu possibile, coll’aiuto del registro del Cappellano, determinare il nome, io ho portato in Roma al Congresso antropologico criminale nel settembre 1885. Dessi furono studiati e osservati a motivo della sorprendente uniformità di tipo, e per la loro forma caratteristica.

[…]

N. 16 Cranii di monache cappuccine state da me disumate nel sottosuolo della chiesa di Santa Maddalena in via Roma. N. 1 Cranio di un Padre confessore stato disumato dal disotto dell’altare maggiore.

Abbiamo ancora 1 Cranio di cretino della valle d’Aosta. 1 Cranio di albino della Savoia. 1 getto in gesso di microcefalo di 16 anni.

Finalmente abbiamo una Mummia ando-peruviana, stata portata in Italia dalla nave di istruzione austriaca La Novara nell’anno 1872 (Dono del prof. Lessona).

Totale Cranii N. 171

Getti in gesso N. 41

Il declino del Museo

Negli anni successivi alla Relazione di Gamba, tuttavia, nonostante il suo impegno e il lascito di Garbiglietti, le collezioni del Museo ricevono scarso incremento. Nella seduta del 14 giugno 1889 Cesare Lombroso riferisce di aver «esaminato ventisette crani disseppelliti nell’antica Chiesa di San Gallo in Torino […] che furono diligentemente raccolti dal socio commendatore Gamba».

Lombroso però sta organizzando un suo museo, e vi fa confluire varie collezioni craniologiche [Cilli et al., 2022]. Nella seduta del 10 dicembre 1892, per esempio, «Il socio Lombroso presenta un prezioso dono che l’egregio tenente Vitta faceva da Karen al nuovo Museo di Psichiatria ed Antropologia criminale: è lo scheletro di un caporibelle degli Habab, fucilato non è un anno […] I tenenti medici Brignone e Melampo regalarono al nuovo Museo 35 cranii abissini, e meritano viva gratitudine dall’Accademia e dall’Università».

Nella seduta del 7 giugno 1895, Lombroso e Carrara presentano altri crani di abissini. «I signori tenente Vitta e capitano Amenduni […] ci hanno regalato numerosi crani di abissini raccolti per la maggior parte sui campi delle recenti battaglie e da ultimo cinque preziosi crani di criminali abissini».

Il 10 dicembre 1893 l’Accademia può lasciare gli ambienti di Palazzo Madama e inaugurare la nuova sede - quella tuttora utilizzata - situata in via Po, nei locali dell’ex convento di San Francesco di Paola che prima erano occupati dall’Istituto di Fisiologia. Anche il Museo viene trasferito: «Si costrusse una scala interna per dare accesso alla biblioteca Moleschott, al Museo Craniologico ed agli altri locali del piano superiore». In quell’occasione Alberto Gamba pronuncia un Cenno storico sulla Reale Accademia di Medicina di Torino nel quale dà ampio spazio alla descrizione del Museo, ricordandone le collezioni principali e sottolineando che «La nostra collezione costituisce per ora un Museo nascente. Per gli elementi preziosi che esso possiede concorre allo studio della antropologia».

Il 15 giugno 1900 tuttavia il nuovo Presidente dell’Accademia, Camillo Bozzolo, nel suo discorso di insediamento cita ampiamente la Biblioteca vantandone la ricchezza e l’importanza per la formazione medica, ma non fa alcun cenno al Museo. L’interesse per l’antropologia sta ormai rapidamente affievolendosi in Accademia, dove prevale nettamente l’attenzione per temi di interesse clinico. In quegli anni, solo eccezionalmente sono presentate comunicazioni su temi antropologici, come quella (seduta del 30 novembre 1900) di Margaria e Leggiardi-Laura, Contributo alla craniologia della Sardegna.

Il Direttore del Museo, Alberto Gamba è ormai molto anziano e nella seduta del 22 marzo 1901 il Presidente dà notizia della sua morte avvenuta cinque giorni prima. Nei verbali delle sedute degli anni successivi non vi è alcuna menzione del Museo, che ormai ha evidentemente perso ogni interesse.

La collezione nel 1913

Anche la decisione di cedere le collezioni all’Istituto Anatomico, presa nel 1913, non trova riscontro in alcun verbale delle sedute di quell’anno. L’Archivio storico dell’Istituto Anatomico conserva però un documento dattiloscritto intitolato Elenco dei cranii e dell’altro materiale di proprietà del Museo Craniologico della R. Accademia di Medicina di Torino, ora dato in consegna ed ordinato nell’Istituto di Anatomia Umana normale della R. Università di Torino, firmato da Romeo Fusari, Direttore dell’Istituto Anatomico, e da Bonaventura Graziadei, Presidente della R. Accademia di Medicina, in data 27 giugno 1913. La cessione è avvenuta quindi precedentemente a quella data.

L’elenco era stato redatto da Alfonso Bovero, assistente di Anatomia (e socio dell’Accademia, come Romeo Fusari), che era stato incaricato di ricevere e riordinare la collezione al suo arrivo in Istituto. Oltre all’elenco dei crani, che mostra poche differenze rispetto a quello pubblicato da Gamba, il documento elenca una serie di preparati, essenzialmente osteologici, di vari vertebrati, e dieci strumenti per misurazioni e rilievi antropologici.

La collezione nel 1958

Il già citato articolo di Francesco Loreti e Domenico Davide [1959] fornisce informazioni dettagliate sullo stato delle collezioni dell’ex Museo Craniologico e Frenologico dell’Accademia di Medicina di Torino, trasferite all’Istituto di Anatomia umana normale nel 1913 e che «vicende di varia natura avevano sottoposto, nel corso del tempo, a profondo disordine». Un locale situato al piano rialzato del palazzo di corso Massimo d’Azeglio 52, dove uno degli scriventi (G.G.) ebbe ancora occasione di vedere nel 1970, era stato destinato a ospitarle insieme alla collezione craniologica del Museo di Anatomia. Successivamente, vennero immagazzinate in locali del seminterrato.

Loreti e Davide forniscono indicazioni sul catalogo manoscritto redatto da Alberto Gamba e poi andato disperso. Era intitolato Catalogo dei Cranii / e Maschere del Museo / Craniologico dell’Accademia 1886. Si trattava di un fascicolo di cm 21 X 30, composto da 23 fogli doppi (92 pagine, delle quali numerose in bianco).

La collezione nel 2023

In occasione del presente lavoro è stato effettuato un riscontro inventariale a partire dagli elenchi conosciuti o custoditi in archivio e dal database realizzato fra il 2012 e il 2016. In quegli anni, infatti, lo staff del Museo di Anatomia si è impegnato nel riordino di tutte le collezioni craniologiche, compresa quella proveniente dall’Accademia di Medicina [Mangiapane et al., 2017]. Questo ha permesso di verificarne la consistenza effettiva.

La verifica incrociata ha fatto emergere quali materiali sono stati conservati e quali invece sono andati incontro a dispersione: risultano mancanti 13 crani e 20 calchi su 220 totali. Dal conteggio effettuato tra il 2012 e il 2016 risultano però quattro crani con l’indicazione AM (Accademia di Medicina), senza però altri numeri o cartellini che li possano identificare con precisione. Si tratta dei numero 2746 (identificato come dono Maggiorani), 2825, 2828 e 2837 (giustiziato S. Pietro in Vincoli).

Gli oggetti con caratteristiche salienti, descritti nei paragrafi successivi, sono ancora presenti nella collezione e in maggioranza esposti nelle sale del Museo di Anatomia. Gli altri sono conservati in deposito. I numeri dell’‘Inventario Gamba’ sotto citati sono quelli riportati nel catalogo manoscritto redatto da Alberto Gamba nel 1886 e ceduto, insieme ai reperti, all’Istituto Anatomico nel 1913. I dati di questo documento, ora disperso, possono essere recuperati grazie alla pubblicazione di Loreti e Davide [1959].

Il primo cranio etrusco

Come riferito da Garbiglietti il cranio (Fig. 2) fu scoperto «mercè gli assidui scavi, che per ordine di S.M. la Regina Maria Cristina di Sardegna, con non lieve dispendio, sono intrapresi. La tomba […] venne aperta addì 7 maggio 1839, alla presenza di S.M. la Regina vedova di Sardegna, della R. Corte, di S.E. in signor conte D. Federico Broglia di Mombello, inviato straordinario e ministro plenipotenziario, non che del direttore di que’ scavi il signor Marchese Biondi, e di altri personaggi, tra i quali io pure mi trovava».

Nel volume di atti del Congresso il lavoro è solo riassunto, ma fu pubblicato in modo esteso e con una tavola nel Giornale di Scienze Mediche (precursore del Giornale della Reale Accademia di Medicina di Torino) [Garbiglietti, 1841], per essere poi riproposto per descrivere un’anomalia dello zigomatico [Garbiglietti, 1866c]. Questa anomalia in realtà non ha alcun significato rientrando nella variabilità individuale, tuttavia essa, osservata anche su altri crani, fu oggetto di interesse sottolineato da altri contributi pubblicati negli anni successivi nel Giornale dell’Accademia.

Il cranio (n. 1 dell’Inventario Gamba) è tuttora conservato ed esposto nel Museo di Anatomia umana. La sua identificazione è indubbia grazie alla scritta sul parietale sinistro: ‘Etrusco ant. (tombe di Veio) / dono Garbiglietti’. Sul frontale è apposto il numero 1, a indicare che si tratta del reperto che ha segnato la nascita del Museo Craniologico dell’Accademia (figura al n. 1 nel catalogo manoscritto). Si tratta comunque anche del primo cranio etrusco al mondo oggetto di una descrizione scientifica.

I crani di criminali famosi

I crani di criminali famosi rappresentano una parte importante della collezione frenologica. Alcuni di essi furono da Alberto Gamba portati a Roma in occasione del Primo Congresso internazionale di Antropologia criminale, dove espose «crani e maschere mortuarie, ovvero calchi in gesso del volto del defunto, tutti appartenenti a criminali piemontesi» [AAVV, 1886-1887].

La ‘Iena di San Giorgio’. Giorgio Orsolano, di San Giorgio Canavese, fra il 1834 e il 1835 stuprò e uccise tre ragazzine e ne depezzò i cadaveri. Si ipotizzò anche che avesse confezionato salsicce con le loro carni. Fu condannato a morte e impiccato a San Giorgio Canavese il 17 marzo 1835. Dopo l’esecuzione venne realizzato un calco della testa (Fig. 3) (n. 161 dell’Inventario Gamba), che fece parte delle collezioni dell’Accademia. All’esecuzione era presente anche il docente di Anatomia, Filippo De Michelis, che decapitò il cadavere e ne fece poi preparare il cranio. Un allievo di De Michelis, Joseph Antoine Chatron, che era anche pittore, fece due disegni della testa di Orsolano di fronte e di profilo, conservati in archivio storico dell’Istituto Anatomico. Quello di Orsolano rappresentò un caso molto noto anche internazionalmente nella letteratura frenologica, grazie a una lettera pubblicata da Giuseppe Maria De Rolandis sul Journal de la Société Phrénologique de Paris [De Rolandis, 1835]. L’esame del cranio dimostrò «rilevante dimensione degli organi dell'astuzia, della distruttività e della circospezione, soprattutto se confrontati con quelli della religiosità, della benevolenza e dell'educabilità».

Il ‘Dragone di Caramagna’. Domenico Becchio, impiccato nel 1838, membro di una banda che aveva sparso il terrore nei dintorni di Caramagna Piemonte, con rapine a mano armata e incendi di cascinali. «Di vero ben 24 aggressioni ed assassinj sulla pubblica strada avea commessi» [Freschi, 1840]. Questo ‘coraggioso masnadiere’ fu il primo condannato a morte accompagnato al patibolo da don Giuseppe Cafasso, il ‘Prete della forca’. In occasione del Secondo Congresso degli Scienziati Italiani, tenuto a Torino nel 1840, Giuseppe Maria De Rolandis aveva esposto le sue osservazioni frenologiche effettuate sulla testa di Domenico Becchio. «I sembianti e i modi parevano attestare un animo generoso e benigno: ma la necrotomia offerse grandi argomenti a conferma della dottrina di Gall: l’organo della ferita era eminentissimo, quello della sociabilità o, per valerci dell’usato linguaggio, delle relazioni sociali, mancavano». [Riunione degli scienziati italiani, 1841, p. 541]. Il cranio (n. 190 dell’Inventario Gamba) fu esumato da Alberto Gamba nel cimitero di San Pietro in Vincoli).

La ‘Banda dei Vinattieri’. I membri di questa banda di grassatori (cioè di rapinatori a mano armata) furono oggetto di un processo, detto dei ‘diecisette assassini’, che ebbe grande risonanza, tra fine 1849 e inizio 1850 [Julini, 1990]. Alla fine del processo, nel corso di un tafferuglio, uno di essi, Vincenzo Artusio, fu ucciso da un carabiniere. Ne venne realizzato un calco della testa (fig. 3, n. 140 dell’Inventario Gamba), sul quale si legge la scritta «Artusio, uciso (sic) da i carabinieri nella sala da Senato» (cioè in Corte d’Appello). Furono condannati a morte Domenico Guercio (detto ‘Medichin’), Michele Violino (detto ‘Fattinquà’) e Lorenzo Magone, impiccati al Rondò della Forca il 14 aprile 1850. Nella seduta del 26 maggio 1871 Giovanni De Lorenzi, Vicedirettore del Museo, presentò, donandoli al Museo, «un modello in gesso del cranio del beato Teologo Valfrè, ed altro della testa del famigerato d’assassinii Vincenzo Artusio», fornendone le misure per uno studio comparativo. L’anno successivo anche i crani di Guercio, Violino e Magone, esumati da Alberto Gamba, entrarono a far parte della collezione.

‘Fusil’. Giovanni Cavaglià, detto ‘Fusil’ fu, secondo Cesare Lombroso, «uno dei tipi più perfetti dell’uomo delinquente». Imprigionato per assassinio nel carcere Le Nuove di Torino, sull’orcio con il quale gli veniva fornita l’acqua in cella (Fig. 4) incise il racconto del suo delitto e dichiarò l’intenzione di suicidarsi dopo cento giorni di detenzione [Lombroso, 1888]. Morì impiccandosi il 18 febbraio 1878. Sul calco della testa (fig. 4, n. 141 dell’Inventario Gamba) si vede nettamente, nella regione del collo, il solco da impiccamento. Una copia di questo calco e l’orcio inciso sono esposti nel Museo Lombroso.

Il cranio ‘chiodato’. Nella sua Relazione Alberto Gamba [1886] cita un cranio di giustiziato (n. 142 dell’Inventario Gamba) da lui esumato nel cimitero torinese di San Pietro in Vincoli, nel quale sta conficcato, nella regione del vertice, un grosso cavicchio di ferro della lunghezza di 20 centimetri. (Fig. 5)

Fig. 3 – I calchi delle teste di Giorgio Orsolano, la “Iena di San Giorgio” (a sinistra) e di Vincenzo Artusio, della “Banda dei Vinattieri” (a destra).
Fig. 4 - Il calco della testa di Giovanni Cavaglià detto ‘Fusil’ e l’orcio sul quale incise il racconto del suo crimine e dichiarò l’intenzione di suicidarsi dopo cento giorni di detenzione. L’orcio è esposto al Museo Lombroso.
Fig. 5 – Il cranio ‘chiodato’ (a sinistra) e quello del Generale Gerolamo Ramorino (a destra).

È necessaria una spiegazione. Io ho trovato in cadavere interrato con cranio trafitto da grosso cavicchio. Ho esportato l’uno e l’altro, ed ebbi la conferma della leggenda popolare, la quale asseriva che, quando il carnefice non riesciva a rendere cadavere il paziente, nel breve tempo che il popolaccio gli concedeva, e che il paziente fosse portato al cimitero in stato di morte apparente, gli conficcava a colpi di mazza un chiodo nel capo prima di gettarlo nella fossa.

Il fatto non doveva essere tanto infrequente. Accadde nel 1849 che il paziente russasse stertorosamente nella bara posta in chiesa per la messa funebre prima della inumazione. Questo disgraziato fu tolto dalla Compagnia della Misericordia, e trasportato nell’alloggio del Cappellano, dove morì due giorni dopo di apoplessia lenta. Incaricato dell’autopsia giudiziale, io rinvenni semilussazione dell’atlante senza lacerazione dei legamenti atlanto-odontoidei [Gamba, 1886].

Un altro caso di esecuzione imperfetta citato da Gamba negli atti del Primo Congresso internazionale di Antropologia criminale, svoltosi a Roma nel 1885, è quello di tale Antonio Sismondi, che era stato impiccato la mattina del 12 marzo 1853 [AAVV, 1886-1887]. Nel cimitero di San Pietro in Vincoli, «si era poi sentito un rantolo proveniente dall’interno della cassa, che era stata subito aperta. L’individuo respirava ancora con la schiuma alla bocca. Il cappellano del Cimitero lo fece adagiare nel suo letto e gli venne praticato un salasso. Alle dieci, dopo aver ingerito una tazza di caffè e aperto gli occhi ma senza parlare, Sismondi morì».

Il cranio del Generale Ramorino

Il generale Gerolamo Ramorino era stato ritenuto uno dei responsabili della sconfitta di Novara (23 marzo 1849). Sottoposto a consiglio di guerra, fu riconosciuto colpevole di aver disatteso gli ordini ricevuti e condannato a morte in base all'art. 259 n. 5 del codice penale militare del 1840 che sanciva la pena di morte a chi «avrà impedito il buon esito di un'operazione militare».

Come racconta Alberto Gamba [1889],

La mattina del 22 maggio 1849 nell’antica piazza d’armi, che ora più non esiste, e che era contigua all’antica Cittadella, veniva passato per le armi da un drappello di Granatieri il generale Gerolamo Ramorino genovese. Lo aveva confortato negli ultimi momenti certo don Caffassio (sic, recte Cafasso). Io sono stato uno dei testimoni oculari di quel supplizio. Il cadavere […] fu affidato al Parroco della Crocetta, ed al becchino del cimitero di detta parrocchia il quale lo seppellì in un angolo del medesimo. Nessuno si occupò più di quella fossa. E due anni or sono, prima di morire, quel becchino rammemorò ancora alla moglie il luogo in cui il generale Ramorino era sepolto, pel caso, aveva detto, che la famiglia ne volesse le ossa. Nello scorso mese di novembre il nostro Municipio ordinò che fossero esumati i feretri, e le ossa ancora esistenti nell’antico cimitero della Crocetta […]. Nel torace del cadavere […] si rinvennero due palle di piombo sferiche schiacciate e le scapole perforate. Il cranio […] era stato rotto dai proiettili.

Il cranio (Fig. 5, n. 204 dell’Inventario Gamba) è effettivamente privo dello scheletro facciale che fu frammentato durante la fucilazione in quanto si sa che tre pallottole lo colpirono al volto.

Il primo cranio umano ‘fossile’

Del Museo faceva parte un cranio (n. 56 dell’Inventario Gamba) scoperto intorno al 1864 a Mezzana Corti, durante la costruzione del ponte sul Po per la ferrovia che avrebbe collegato Pavia a Voghera. Fu scoperto in un livello che conteneva anche resti di un animale estinto, il cervo megacero. Bartolomeo Gastaldi, che ne pubblicò alcune immagini, affermò «In altri miei lavori mi dichiarai poco proclive ad ammettere la esistenza dell’uomo fossile e quindi, conseguente a me stesso, non volentieri mi decideva a discorrere, in questa nota destinata a descrivere fossili, dei resti umani scoperti nei lavori di costruzione del ponte di Mezzana corti» [Gastaldi, 1866]; [Giacobini et al., 1982]. Si tratta della prima pubblicazione italiana su un resto umano ritenuto fossile, che precede quella di Igino Cocchi [1867] relativa al cranio scoperto in località Olmo, presso Arezzo, più frequentemente citato nella letteratura internazionale [Giacobini - Rubat Borel, in stampa]. Entrambi i reperti sono in realtà relativamente recenti.

La mummia ando-peruviana

La mummia ando-peruviana citata da Gamba [1886] è tuttora presente ed esposta nel Museo di Anatomia umana). Sull’etichetta si legge: «Collezione antropologica della R. Accademia di Medicina / Mummia andoperuviana dono del Prof. Michele Lessona / 1872 / Viaggio ‘Novara’».

La mummia fu raccolta durante il viaggio di circumnavigazione della fregata Novara dell’Imperial Regia Marina da guerra Austriaca (1857-1859). L’affermazione di Gamba, secondo cui la mummia sarebbe «stata portata in Italia dalla nave di istruzione austriaca La Novara nell’anno 1872» è scorretta in quanto la spedizione si era conclusa 13 anni prima e l’ultimo viaggio della Novara fu effettuato nel 1871, visitando la costa orientale degli Stati Uniti e Cuba. Durante il suo viaggio di circumnavigazione del 1857-59, la Novara attraccò, come unica tappa sulla costa occidentale del Sudamerica, nel porto di Valparaiso, quindi è probabile che la mummia sia stata raccolta in quell’occasione. La data del 1872 si riferisce probabilmente a quella della donazione della mummia da un’istituzione viennese al prof. Michele Lessona, all’epoca direttore dell’Istituto di Zoologia e Anatomia comparata dell’Università. Sono in corso ricerche presso l’archivio storico del Naturhistorische Museum di Vienna per ritrovare eventuali documenti relativi al dono della mummia a Lessona o all’Istituto da lui diretto.

Le teste frenologiche

La collezione comprende due modelli di teste frenologiche, sulle quali sono disegnate le aree corrispondenti alle diverse funzioni. Una di queste è quella donata al Museo nel 1869 da Giovanni Antonio Fossati (buste avec les organs dessinés d’après les systèmes de Gall et Spurzheim), porta il numero CXXXXV e le scritte ‘Spurzheim’ (lato sinistro) e ‘Gall’ (lato destro) ed è identificabile nel «buste avec les organes dessinés d’après les systèmes de Gall et Spurzheim» della donazione Fossati. La seconda, con il numero CXXXXVI (Fig. 6), reca la scritta ‘Phrénologie’; presenta la localizzazione delle aree frenologiche sul lato sinistro e una loro proiezione sulla superficie cerebrale a destra. È inoltre presente un calco della testa del fondatore della frenologia, Franz Joseph Gall (Gall, moulé après sa mort) (Fig. 6).

Fig. 6 - Calco della testa di Franz Joseph Gall, fondatore della frenologia (a sinistra) e testa frenologica con l’indicazione delle aree (a destra).

Le maschere mortuarie di Napoleone Bonaparte e del Conte di Cavour

La maschera mortuaria ritenuta di Napoleone I (Fig. 7) (n. 138 dell’Inventario Gamba) è quella realizzata dal suo medico personale, Francesco Carlo Antommarchi, due giorni dopo la morte. Nonostante siano stati espressi dubbio sulla reale attribuzione della maschera, il calco Antonmarchi è considerato l’immagine funebre ufficiale di Napoleone Bonaparte. Anche questo calco faceva parte della collezione della Société de Phrénologie di Parigi. Sulla sua superficie sono stati tracciati limiti di aree frenologiche.

La maschera mortuaria di Camillo Benso, Conte di Cavour (Fig. 7, n. 163 dell’Inventario Gamba), fu realizzata dal formatore Saverio Pellegrini che lavorava per la ditta Paoli e Barsotti incaricata di eseguire il calco.

Della copia appartenuta al Museo Craniologico parla Alberto Gamba, che la presentò nella seduta del 16 luglio 1897. «Nello studio del celebre artista cav. Angelo Beccaria, mancato ai vivi nello scorso gennaio - racconta Gamba - io ho trovato la maschera (getto in calce) di Camillo Cavour. Io so che il getto originale è stato fatto dallo scultore Vela [in realtà l’autore era Pellegrini]. Tra le tante copie di questo getto da me conosciute, questa, che ho l’onore di presentare alla nostra Accademia, ora destinato al nostro Museo Craniologico, è, a mio giudizio, la migliore».

Il volto di Cavour della statua donata nel 2011 al Quirinale dalla Città di Torino e realizzata dallo scultore Fabio Viale è stato tratto dal calco conservato al Museo di Anatomia.

Fig. 7 - Maschere mortuarie di Napoleone I (a sinistra) e di Camillo Benso Conte di Cavour (a destra).

Il materiale archeologico

A varie riprese il Museo Craniologico ricevette donazioni di materiale archeologico. Come già riferito, il 1° marzo 1867 una lettera di Antonio Garbiglietti annuncia l’invio di una «raccolta di varii pezzi di terremare fatta dal distinto scienziato parmense Pigorini». Probabilmente si tratta degli «oggetti preistorici dell’epoca del bronzo» citati nel 1879 da Alberto Gamba e dei «49 cocci di oggetti dell’industria umana, raccolti nelle Mariere e nelle Palafitte dell’Emilia» citati nell’elenco del materiale ricevuto dall’Istituto anatomico nel 1913.

Nella seduta del 14 novembre 1879 Gamba, parlando della donazione di Alessandro Palma di Cesnola afferma che «Coi cranii abbiamo ricevuto le lampade, scarabei, cilindri, lacrimatoi, stati rinvenuti nelle stesse tombe» [Gamba, 1879]. Nella seduta dell’8 luglio 1881 Gamba presenta un «Nuovo acquisto di oggetti tratti da scavi praticati negli anni 1878, 1879 nella isola di Cipro. Si tratta di materiale donato dal Conte Alessando Palma di Cesnola, fratello al Conte Luigi […] suo predecessore negli scavi dell’isola di Cipro, e di benemerenza verso il Museo Craniologico della nostra Accademia» [Gamba, 1881]. Sono citati alcuni vasi e vetri da Salamina, due statuette di donne partorienti e alcune lampade «fra le quali quattro di soggetto pornografico».

Anche gli oggetti della donazione Palma di Cesnola furono trasferiti all’Istituto di Anatomia nel 1913. Nel già citato elenco del materiale dato in consegna all’Istituto Anatomico nel 1913 è riportato anche un elenco di oggetti funerari associati ai crani. Sono elencati «1 grafito, 1 conchiglia, 1 frammento di minerale rosso, 7 punte di lancia, 15 lampade funerarie, 6 piatti, 10 grosse anfore, 1 anfora grossissima, 17 anfore piccole a forma di orciuolo, 5 unguentarii, di cui 2 di alabastro, 6 ciotole di terraglia, 14 lavori in vetro, 1 ninnolo di terracotta a forma di maialetto, 1 campanello di terracotta a forma di donna, 2 statuette di donna gravida, 1 statuetta di alabastro rotta».

In buona parte questi oggetti pare fossero ancora presenti nel 1958 (D. Davide, com. pers.). In gran parte vennero a mancare negli anni successivi, probabilmente in relazione al fatto che, come riferì un tecnico dell’Istituto a uno degli scriventi (G.G.), un assistente dell’Istituto era ‘molto interessato’ a quegli oggetti.

Nel 1972 il professor Francesco Loreti, lasciando la carica di Direttore dell’Istituto e temendo che quel materiale andasse disperso, lo donò al Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università. La lettera relativa alla donazione riporta l’elenco dei reperti. Recentemente, le collezioni del Museo di Antropologia ed Etnografia sono state trasferite nel Palazzo degli Istituti Anatomici e questo permetterà una ricomposizione della collezione originaria [Mangiapane et al., 2021].

Il materiale archeologico originariamente afferente al Museo Craniologico è attualmente rappresentato da 45 reperti che coprono un arco cronologico molto vasto che spazia dall’Antico Cipriota III (2100 a.C.) fino all’Età Romana (600 d.C.). Si tratta di oggetti in ceramica, a eccezione di una piccola anfora in alabastro. Inoltre, la collezione comprende tre vasi (‘hydriai’) al cui interno si trovano ossa umane combuste che ne attestano il loro utilizzo come urne cinerarie.