Paolo Mazzarello. Malaria. Il Nobel negato: storia di Battista Grassi
Università di Pisa mauro.capocci@unipi.it
Vicenza, Neri Pozza, 2025, p. 304. ISBN · 9788854533325
Per scaricare l'articolo in pdf visita la sezione "Risorse" o clicca qui.
Scrivere la biografia di una gloria nazionale presenta sempre il rischio dell’agiografia. Per fortuna, non è il caso di questo libro, che riesce a dipanare in modo chiaro le vicende scientifiche e umane di uno dei massimi scienziati dell’Italia unita. Giovanni Battista Grassi è forse il principale esponente della ricerca biomedica italiana in età contemporanea, uno scienziato la cui impronta scientifica è vastissima, in una carriera che copre oltre quattro decenni, e che ha soprattutto contribuito in maniera decisiva a debellare la malattia che dà il titolo al volume: la malaria. Il lavoro di Mazzarello ha una struttura relativamente classica, seguendo la biografia di Grassi sin dagli esordi come studente all’Università di Pavia, dove il giovane studente di medicina nato a Rovellasca (ora provincia di Como) nel 1854 familiarizza con i concetti dell’evoluzione darwiniana e con i metodi della ricerca insegnati da Giulio Bizzozero, Giuseppe Balsamo Crivelli e Camillo Golgi. Da studente si fa notare: per il carattere irruento (con diverse punizioni disciplinari) e per il talento per la ricerca biomedica; fin da subito mostra una predilezione per i parassiti, e già da studente poco più che ventenne identifica e battezza una nuova specie di verme intestinale che attacca i felini. La formazione nell’ambiente pavese si intreccia alla passione personale, che lo porta a fare autoesperimenti coraggiosi (ingoia diversi parassiti) per dimostrare la correttezza delle proprie ipotesi.
Tale passione si manifesta però anche con un tratto caratteristico che lo accompagnerà per tutta la vita: Grassi è infatti in grado di litigare con tutti. “Coltivava nemici con la stessa abilità con cui cresceva i suoi diletti microbi” (p.162) scrive Mazzarello, e i capitoli sono punteggiati dalle discussioni violente che ebbe con moltissimi colleghi, spesso più anziani e più potenti. Uno in particolare sembra uscito dal teatro shakespeariano: Salvatore Calandruccio, studente e poi collaboratore di Grassi, che per decenni intrecciò una relazione tossica con il suo mentore, fatta di richieste pressanti, risentimenti covati e vendette pubbliche, a fronte di presunte ingiustizie e meriti non riconosciuti. Calandruccio è presenza costante nel volume, dagli anni in cui Grassi insegna a Catania e intraprende diverse ricerche: sull’echinococco, sui palpigradi (ordine da lui scoperto, battezzando la prima specie riconosciuta con il cognome della moglie tedesca: Koenenia mirabilis), sulle termiti e altri insetti sociali, nonché sulle anguille e i murenoidi. Questi ultimi due filoni erano “destinati a conferirgli una notevole fama internazionale” (p.86), e furono alla base per il conferimento della prestigiosa Darwin Medal da parte della Royal Society, nel 1896, quando Grassi era divenuto da poco professore di Anatomia comparata all’Università di Roma, posto che terrà per tre decenni. Sono gli anni che renderanno famoso – ma anche molto amareggiato – l’ormai quarantenne medico e zoologo, che affronta finalmente l’enigma delle cause della malaria. Mazzarello dedica la seconda parte del libro (sei capitoli più un epilogo) alle vicende relative alla scoperta del ruolo delle zanzare Anopheles nella trasmissione del plasmodio alla nostra specie. Grassi e i suoi colleghi romani ebbero infatti un ruolo fondamentale, ormai riconosciuto, nell’individuare il vettore – grazie al metodo comparativo che Grassi aveva sviluppato negli anni precedenti. Tuttavia, quella che poteva essere una bella collaborazione internazionale divenne una polemica pubblica – sulla stampa generalista e in quella accademica – a colpi di insulti, accuse infamanti e dossier denigratori. Naturalmente, il premio Nobel assegnato al solo Ronald Ross, rimase una ferita enorme per l’italiano, che non si rassegnò mai. Mazzarello racconta nel dettaglio la vicenda e le rispettive ragioni mettendo al centro, grazie alle carte d’archivio, gli aspetti caratteriali di Grassi che hanno reso possibile tale sviluppo: un intelletto finissimo correlato a un’attitudine irruenta e a una certa ingenuità. Le lettere e gli scritti documentano liti non solo con gli inglesi Ronald Ross e Patrick Manson, ma anche con il tedesco Robert Koch, il francese Alphonse Laveran, e una lunga schiera di italiani: Edoardo Perroncito, Camillo Golgi e Angelo Celli tra gli altri. Non dimentichiamo però Calandruccio, che volendo rivendicare per sé una parte dei meriti di Grassi continuò a denigrarlo, fomentandone i nemici in Italia e all’estero. Dopo i successi e le polemiche sulla malaria, Grassi si dedicò alla fillossera e ai flebotomi, sempre mantenendo l’impegno per trovare una soluzione science-based alla malaria. Un impegno dimostrato anche dalla sepoltura nelle terre bonificate di Fiumicino, per la cui redenzione Grassi si spese per decenni e dove effettuò numerose ricerche tese a migliorare le condizioni di vita dei contadini che le abitavano.
Mazzarello riesce in questo libro a coniugare rigore storico e scrittura brillante, in cui all’ampia letteratura già nota aggiunge fonti d’archivio non ancora studiate (una delle maggiori gioie che possano accadere a chi pratica la storia), quali i due fondi presenti all’Archivio Comunale e nel Liceo Scientifico “G.B. Grassi” (il secondo riordinato solo di recente grazie a due docenti della scuola). Queste carte offrono nuovi frammenti della vita e della mente di Grassi, che Mazzarello valorizza a dovere, intrecciandoli con sapienza con il materiale più conosciuto. Non essendo un testo strettamente accademico, non si allontana molto dalle vicende biografiche dello scienziato, lasciando aperti numerosi spunti di riflessione e di contestualizzazione. La vicenda di Grassi è parallela allo sforzo coloniale europeo e all’affermarsi universale del paradigma pasteuriano, in cui l’Italia ebbe un ruolo particolare – per esempio, era l’unica potenza coloniale che soffriva la malaria sul suolo nazionale, e non nei territori dell’oltremare. Il processo di costruzione della nazione (cui partecipò anche la scienza medica) è un altro tema centrale del periodo, che ruolo ebbe nella carriera di Grassi, per esempio nei dibattiti sulle finalità e gli strumenti da utilizzare per la sanità pubblica? Inoltre, Grassi fu uno dei demiurghi di una disciplina – la parassitologia – con epistemologia e pratiche peculiari, che tenevano insieme in modo nuovo la ricerca sul campo, il laboratorio e la clinica. Il lavoro di Mazzarello volutamente non tocca questi temi, ma si pone per il futuro come testo di riferimento per la biografia di Grassi, su cui fondare ulteriore storiografia.