Vol. 4 n°1 - Scientia | Giugno 2026

Articoli

Claudio Pogliano

Andrea Corsini igienista

Studia

Paolo Bagnaia, Stefano Gianoglio, Vincenzo Panetta, Federica Favino, Marco Ierani

Il Parlografo di Perotti del Regio Liceo Umberto I: strumenti, sperimentazione e telefonografia nella Roma del primo Novecento

Did-acta

Giulia Giannini, Ruggero Pace Gravina

Paolo Del Buono (Firenze, 1625 – Varsavia, 1659)

Biographica

Giulia Giannini, Gianluca Magro

Candido del Buono (Firenze, 1618 – Campoli in Val di Pesa, 1676)

Biographica

Flavia Marcacci, Elena Canadelli

Giornate di studio e Manifesto di cooperazione SISS–SILFS

Attività SISS

Claudia Addabbo, Andrea Bernardoni, Elena Canadelli, Francesca Ricci, Valentina Vignieri

Trasformazioni e intersezioni. Pratiche materiali, saperi scientifici e tecnici tra passato e presente

Attività SISS

Editoriale

Il primo numero del 2026 della nostra rivista viene pubblicato a poche settimane dalla conclusione del Convegno Nazionale SISS (L’Aquila 2026) dedicato alle trasformazioni e alle intersezioni tra i saperi scientifici e quelli tecnici, proprio a testimonianza di un portato storiografico che, da sempre, ha caratterizzato la nostra disciplina e che, oggi, guarda con attenzione ai processi attraverso cui il sapere scientifico viene costruito, negoziato, comunicato e istituzionalizzato. La ricerca delle intersezioni ha, dunque, comportato uno spostamento dell’attenzione dalle sole teorie scientifiche agli attori, agli oggetti, alle pratiche, alle infrastrutture e ai dispositivi culturali che rendono possibile la produzione e la circolazione della conoscenza. In questa prospettiva, la scienza emerge non come un dominio autonomo e separato dalla società, ma come un insieme di pratiche storicamente situate, costantemente modellate dall’interazione tra istituzioni, culture politiche, media, tecnologie e forme della vita sociale.

I contributi raccolti in questo fascicolo si inseriscono in tale quadro interpretativo, offrendo una serie di indagini che attraversano differenti contesti della storia della scienza italiana, in particolare tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Pur nella varietà degli oggetti di studio – che spaziano dalle rappresentazioni cinematografiche di Galileo Galilei alle politiche scientifiche coloniali, dall’igiene pubblica alla riforma psichiatrica, dalla divulgazione scientifica alla cultura materiale degli strumenti tecnico-scientifici – i saggi condividono un interrogativo comune: in quali forme la scienza acquisisce visibilità, autorevolezza e capacità di intervento all’interno della società?

Una simile domanda invita a superare le tradizionali distinzioni tra produzione e diffusione della conoscenza, tra centro e periferia, tra ricerca e applicazione, riconoscendo come tali dimensioni siano profondamente intrecciate. La storiografia recente ha mostrato con crescente chiarezza che il sapere scientifico non circola semplicemente da luoghi di produzione verso contesti di ricezione passiva; esso viene piuttosto continuamente trasformato attraverso processi di traduzione, adattamento e mediazione che coinvolgono attori eterogenei e ambienti istituzionali differenti. La scienza prende forma nei laboratori, ma anche nelle scuole, negli uffici amministrativi, nei musei, negli archivi, nei mezzi di comunicazione di massa e negli spazi della cultura pubblica.

Da questo punto di vista, un primo filo conduttore del fascicolo riguarda le modalità attraverso cui l’autorità scientifica viene costruita e rappresentata nello spazio pubblico. Il contributo di Angelica Vurchio dedicato ai biopic italiani su Galileo Galilei mostra come la figura dello scienziato costituisca un luogo privilegiato di elaborazione simbolica delle relazioni tra sapere, potere e identità nazionale. Lungi dal limitarsi a riprodurre episodi della biografia galileiana, le rappresentazioni cinematografiche analizzate riflettono le tensioni ideologiche e culturali dei diversi momenti storici nei quali vengono prodotte. Galileo appare così come una figura mobile, continuamente reinterpretata attraverso le categorie del dissenso politico, della libertà intellettuale, del conflitto tra autorità religiosa e ricerca scientifica. L’attenzione rivolta ai progetti cinematografici incompiuti e alle pratiche censorie contribuisce inoltre a evidenziare come la memoria pubblica della scienza sia il risultato di processi selettivi che coinvolgono istituzioni culturali, apparati statali e industrie della comunicazione.

L’analisi delle relazioni tra scienza e potere politico trova un ulteriore sviluppo nel contributo di Barbara Di Gennaro Splendore dedicato alla missione bacologica italiana nell’Egeo. Negli ultimi anni la storiografia internazionale ha dedicato crescente attenzione alle connessioni tra produzione scientifica e progetti imperiali, mostrando come i contesti coloniali abbiano costituito importanti laboratori di sperimentazione tecnica, amministrativa e conoscitiva. Il caso della gelsibachicoltura a Rodi consente di osservare tali dinamiche nella specifica esperienza del colonialismo fascista, evidenziando al contempo i limiti e le contraddizioni dei programmi di modernizzazione promossi dal regime. Più che un semplice strumento di dominio politico, la missione bacologica emerge come uno spazio di negoziazione tra aspirazioni ideologiche, competenze tecnico-scientifiche, vincoli economici e realtà locali. Il saggio contribuisce così a una lettura meno lineare dei rapporti tra fascismo e scienza, mostrando la distanza che spesso separava la retorica della modernizzazione dalla concreta capacità di trasformazione del territorio.

Analogamente, il contributo di Claudio Pogliano dedicato ad Andrea Corsini invita a considerare la scienza come una componente essenziale dei processi di costruzione dello Stato moderno. Attraverso la figura dell’igienista fiorentino emerge, infatti, il ruolo svolto dagli esperti nella definizione di nuove forme di governo della popolazione tra XIX e XX secolo. L’igiene pubblica si configura come uno dei principali luoghi di incontro tra sapere scientifico, amministrazione e politiche sociali, contribuendo alla formazione di apparati tecnici destinati a esercitare una crescente influenza sulla vita collettiva. La vicenda di Corsini permette, inoltre, di osservare la continuità delle culture professionali e delle pratiche amministrative attraverso differenti regimi politici, offrendo una prospettiva privilegiata sulla lunga durata delle istituzioni tecnico-scientifiche.

Se i primi contributi del fascicolo mettono in luce la dimensione pubblica e politica della scienza, i saggi della sezione Patrimoni richiamano l’attenzione sulla materialità delle fonti e sui processi attraverso cui la ricerca storica costruisce i propri oggetti di conoscenza. Negli ultimi anni, infatti, l’interesse per gli archivi, le collezioni e la cultura materiale ha profondamente modificato le modalità di indagine della storia della scienza. Lungi dall’essere semplici depositi documentari, archivi e raccolte sono oggi interpretati come luoghi di produzione del significato, capaci di orientare la costruzione delle narrazioni storiche e di rendere visibili soggetti, pratiche e saperi precedentemente marginalizzati.

In tale prospettiva si colloca il contributo di Matteo Fiorani sulle biblioteche personali di Tommaso Losavio e Massimo Purpura. Attraverso un approccio che integra storia intellettuale, cultura materiale del libro e storia delle professioni, il saggio mostra come le raccolte librarie possano essere interpretate come vere e proprie mappe delle reti culturali e politiche che hanno accompagnato la trasformazione della psichiatria italiana nella seconda metà del Novecento. Le biblioteche diventano così spazi nei quali si sedimentano letture, pratiche professionali, percorsi formativi e forme di militanza, consentendo di cogliere la dimensione quotidiana della costruzione del sapere.

Un’analoga sensibilità verso il valore epistemologico degli archivi caratterizza il contributo di Lucia Orlando e Nicoletta Valente, dedicato a Ginestra Giovene Amaldi. Attraverso la valorizzazione di una documentazione fino a tempi recenti poco esplorata, il saggio restituisce centralità a una figura che occupò una posizione cruciale nei processi di mediazione tra comunità scientifiche e pubblico. La sua vicenda richiama l’attenzione su una categoria di attori spesso rimasta ai margini della storiografia tradizionale: traduttori, divulgatori, mediatori culturali e organizzatori della comunicazione scientifica. L’archivio personale diviene in questo caso uno strumento privilegiato per ricostruire le modalità attraverso cui il sapere scientifico viene reso intelligibile e socialmente significativo, evidenziando il ruolo svolto da soggetti che operano negli spazi di confine tra ricerca, editoria e cultura pubblica.

Nella sezione Did-acta, il contributo di Paolo Bagnaia, Federica Favino, Stefano Gianoglio, Marco Ierani e Vincenzo Panetta dedicato al parlografo di Perotti propone una riflessione sulla cultura materiale della scienza e sul valore euristico degli oggetti scientifici. L’interesse crescente per gli strumenti, gli apparati e le infrastrutture della conoscenza ha mostrato come tali elementi non siano semplici supporti tecnici dell’attività scientifica, ma componenti attive dei processi di produzione, registrazione e trasmissione del sapere. Attraverso la ricostruzione della storia del parlografo e del contesto sperimentale nel quale esso venne utilizzato, il saggio evidenzia il ruolo dei laboratori scolastici come luoghi di innovazione e di interazione tra ricerca, didattica e amministrazione pubblica. L’oggetto museale diventa così una porta d’accesso privilegiata a una più ampia storia delle pratiche scientifiche e delle infrastrutture tecnologiche dell’Italia del primo Novecento.

Infine, Biographica si propone come un prezioso osservatorio storico-filosofico, offrendo una prospettiva privilegiata per analizzare e, in molti casi, rivalutare il ruolo cruciale svolto dalla tradizione italiana nella genesi e nello sviluppo del sapere scientifico. Attraverso un rigoroso e suggestivo percorso esegetico all’interno delle biografie degli scienziati, la rubrica non si limita alla semplice cronaca dei fatti, ma ricostruisce il tessuto intellettuale, le relazioni e i contesti storici che hanno permesso al ‘genio italiano’ di determinare i grandi paradigmi della scienza moderna.

Considerati nel loro insieme, i contributi di questo fascicolo mostrano come la storia della scienza tragga oggi la propria forza dalla capacità di attraversare confini disciplinari tradizionalmente separati. Essi invitano a osservare la scienza non soltanto come un corpus di conoscenze, ma come un insieme di pratiche sociali, culturali e materiali che si sviluppano all’interno di reti complesse di attori, istituzioni e oggetti. In tale prospettiva, cinema, archivi, biblioteche, strumenti scientifici, amministrazioni sanitarie e progetti coloniali cessano di apparire come contesti periferici rispetto alla storia della scienza e ne diventano invece componenti essenziali.

In fondo, guardando proprio al recente convegno, e alle parole di Paolo Galluzzi, insignito del premio alla carriera 2026 della SISS, la capacità di rinnovarsi nella tradizione è proprio una delle qualità che più segnano la storia e lo sviluppo della nostra disciplina.

Foto di copertina: Cellula nervosa evidenziata con la 'reazione nera'. Disegno originale di Camillo Golgi. Museo per la Storia dell'Università di Pavia - Sistema Museale di Ateneo.

Luigi Ingaliso (Università di Catania)

Erika Luciano (Università di Torino)