Candido del Buono (Firenze, 1618 – Campoli in Val di Pesa, 1676)
Università degli Studi di Milano giulia.giannini1@unimi.it https://orcid.org/0000-0001-5459-0876
Università degli Studi di Milano gianluca.magro@unimi.it https://orcid.org/0009-0007-4182-4590
Received 21/01/2026 | Accepted 03/03/2026 | Published 29/06/2026
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Candido del Buono nacque a Firenze il 22 luglio 1618 da una famiglia della cittadinanza fiorentina nella quale si distinsero anche i fratelli Paolo (1625-1659), filosofo naturale e collaboratore del gruppo galileiano, Anton Maria, zecchiere del granduca di Toscana, e Buono, cameriere d'onore del re di Polonia. Avviato fin da giovane alla carriera ecclesiastica, ottenne in seguito la pieve di Santo Stefano a Campoli, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Dopo la morte di Paolo nel 1659, Candido e i fratelli Anton Maria e Buono vendettero nel 1672 i beni di famiglia situati in Val di Pesa. Studiò a Pisa sotto lo scolopio Famiano Michelini, allievo di Galileo Galilei e di Benedetto Castelli. La sua formazione galileiana emerge costantemente nelle attività teoriche e pratiche, unite a una naturale disposizione per la costruzione di strumenti.
Nel 1645 fu eletto camerlingo dello Spedale di Santa Maria Nuova di Firenze, principale istituzione medico-assistenziale del granducato. La sua nomina fu sostenuta per la «bontà di vita e carità» e per la «applicazione d’animo, attitudine, e prontezza di operare» [Targioni Tozzetti, 1780, III, p. 363]. Come camerlingo ebbe la responsabilità dell'amministrazione dell'ospedale e la supervisione delle attività della scuola di chirurgia e della spezieria, dove venivano formati giovani apprendisti sotto la guida di maestri approvati dal Collegio dei medici. Lo Spedale si configurava come un laboratorio di osservazione medica dove teoria e pratica si confrontavano quotidianamente, con «una scuola de' medici e chirurghi, che di continuo vi assistono, e col continuato esercizio uniscono alla teorica la pratica», come riferisce Galeazzo Gualdo Priorato [Gualdo Priorato, 1668, p. 56]. In qualità di camerlingo, Candido supervisionava le attività della scuola assistendo anche ad alcune dissezioni anatomiche. Il suo coinvolgimento in queste pratiche emerge dalla controversia documentata nell'Apologia di Bernardino Falcinelli del 1646. Falcinelli, maestro di chirurgia nello Spedale, aveva intrapreso una disputa riguardo all'aderenza della membrana con il cranio e per verificare le proprie tesi condusse specifiche dissezioni alla presenza del dottor Piero Cambi. Falcinelli cita espressamente «il Molto Rev. Sig. Candido del Buono Camarlingo» fra i testimoni di una pubblica sezione di cranio e di una dimostrazione su un cane vivo condotte nello Spedale [Falcinelli, 1646, p. 92, 94, 99]. Lo Spedale rappresentava dunque un centro di sperimentazione in cui si confrontavano medicina, anatomia e filosofia naturale. Del Buono fece parte del circolo di sperimentatori riuniti intorno a Leopoldo de' Medici e a Ferdinando II, che più tardi fu detto Accademia del Cimento. Targioni Tozzetti lo definisce «Valente Filosofo» che «non valeva meno nelle Meccaniche pratiche, che nelle Teoriche, le quali aveva apprese dal Galileo», e sottolinea come per uso dell’Accademia «inventò varj Istrumenti» [Targioni Tozzetti, 1780, I, p. 435]. Nel Diario dell'Accademia sono registrate due esperienze di sua ideazione: quella del 24 luglio 1657, per raccogliere le «esalazioni vaporose» dei liquidi [BNCFa, c. 250r], e quella del 24 agosto seguente, dedicata alla misurazione del loro peso specifico rispetto al mercurio. Quest'ultimo esperimento impiegava un sifone in cui si creava il vuoto: l'elevazione del mercurio provocata dall'introduzione di altri liquidi permetteva di confrontarne la densità [BNCFb, c. 28r-v]. Giovanni Alfonso Borelli gli attribuì inoltre una «bella esperienza» [Borelli, 1670, p. 125], consistente nel far diventare più leggiero un piattino di bilancia accostandogli un ferro rovente, a causa della rarefazione dell'aria, episodio che illustrò nel De motibus naturalibus a gravitate pendentibus [Borelli, 1670]. Del Buono contribuì inoltre alle osservazioni astronomiche, ideando un artificio per misurare le digressioni dei satelliti di Giove mediante un sottilissimo filo di rame posto nel fuoco del cannocchiale. Secondo Giovanni Alfonso Borelli, egli gli comunicò questo metodo prima che Christiaan Huygens ne pubblicasse una descrizione. Lorenzo Magalotti, scrivendo al principe Leopoldo da Firenze il 17 settembre 1660, riferiva che per le osservazioni di Saturno e per formare la proporzione dei due diametri dell'ellisse e della palla «Ci siamo valsi del modo istesso, che propone Ugenio a car. 89 del suo Libro, molt'Anni innanzi, per riscontro d'ingegno, pensato dal Sig. Candido del Buono» [BNCFc, cc. 70r-72r]. L'arcicanna, macchina per sostenere e muovere cannocchiali lunghissimi, era stata ideata tra l'agosto e il settembre 1660 da Candido insieme al fratello Anton Maria per risolvere i problemi di manovrabilità dei grandi telescopi utilizzati nelle osservazioni astronomiche. Il principe Leopoldo ne diffuse il disegno nella rete scientifica europea: già nel 1660 ne aveva inviato copie a Roma, a Eustachio Divini e a Michelangelo Ricci, nonché a Christiaan Huygens in Olanda, e nello stesso anno ne aveva trasmesso un esemplare a Ismaël Boulliau a Parigi. Anche Robert Southwell, durante una visita a Firenze – nel corso della quale fu invitato da Leopoldo a partecipare a una seduta dell’Accademia e, quasi ogni sera, a servirsi del cannocchiale per le osservazioni astronomiche di Saturno – ricopiò il disegno dello strumento per mostrarlo alla Royal Society a Londra. Tre versioni dello strumento, probabilmente di Candido e del fratello Anton Maria, furono trovate fra le carte del Cimento da Targioni Tozzetti.
Nel 1662 Del Buono si trovava a Roma, dove frequentò Michelangelo Ricci e l’ottico Eustachio Divini, mantenendo rapporti epistolari con il principe Leopoldo de' Medici. In una lettera del 14 aprile di quell’anno riferì di aver osservato Venere con un cannocchiale di undici braccia e di aver appurato, durante le visite a Divini, che quello di diciotto braccia appartenente al granduca era opera di Evangelista Torricelli. Nella stessa lettera descriveva le sue visite a Ricci, che lo vedeva «spesso e volentieri» [Fabroni, 1773, II, p. 257]. Raccontava anche un tentativo di osservazione di Venere non riuscito a causa della «Crassizie dell'Aria», promettendo di riprovare nei giorni successivi, e anticipava il suo intento di «procacciare qualche cosetta o d'invenzione, o di speculazione, di servizio e gusto» per il principe e l’Accademia [Fabroni, 1773, II, p. 257]. In un’altra lettera del 2 ottobre 1662, inviando a Leopoldo il disegno dell'«arcicanna» su richiesta di Lorenzo Magalotti per le osservazioni del Cimento, spiegava di averne perfezionato la struttura: «in esso ho rassettato qualcosetta, che renderà più facilità del già fatto» [Fabroni, 1773, II, p. 258].
Michelangelo Ricci, che lo aveva conosciuto a Roma, ne tracciò un ritratto morale in una lettera al principe Leopoldo de' Medici del 21 novembre 1662, definendolo «veramente conforme al suo nome nel candore e nella bontà de' costumi», aggiungendo che la conversazione con lui era stata «così grata» da fargli dispiacere di perderla [Fabroni, 1773, II, p. 110]. Nel 1673 ideò e realizzò un «oriolo a acqua» che ottenne l'approvazione di Vincenzo Viviani (1622–1703), il quale lavorava a un trattato sulle clessidre poi rimasto inedito [BNCFd, cc. 260r-261v] [Nelli, 1759, p. 108] [Bedini, 1999, p. 45-51].
La documentazione dell'epoca restituisce la figura di un religioso dotto e ingegnoso. La sua attività unì l'esperienza amministrativa dello Spedale alla partecipazione alle ricerche dell'Accademia del Cimento, dove contribuì con invenzioni strumentali e osservazioni sperimentali. Morì a Campoli il 19 settembre 1676.
Fonti manoscritte e archivistiche
BNCFa= Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Fondo Galileiano, Gal. 260.
BNCFb= Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Fondo Galileiano, Gal. 262.
BNCFc= Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Fondo Galileiano, Gal. 276.
BNCFd= Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Fondo Galileiano, Gal. 255.
Opere coeve
Borelli, 1670 = Borelli Giovanni Alfonso, De motibus naturalibus a gravitate pendentibus, Reggio, 1670.
Fabroni, 1773 = Fabroni Angelo, Lettere inedite di uomini illustri, Firenze, 1773.
Falcinelli, 1646 = Falcinelli Bernardino, Apologia nella quale si dimostra la membrana nominata da' Greci Pericranio non essere carnosa, come molti antichi, e moderni Anotomici hanno opinato, ma bensì essere nervosa, Firenze, 1646.
Gualdo Priorato, 1668 = Priorato Galeazzo Gualdo, Relatione della Città di Fiorenza, Colonia, 1668.
Magalotti, 1769 = Magalotti Lorenzo, Lettere familiari, Firenze, 1769.
Nelli, 1759 = Nelli Giovan Battista Clemente, Saggio di storia letteraria fiorentina del secolo XVII, Lucca, Appresso Vincenzo Giuntini, 1759.
Targioni Tozzetti, 1780 = Targioni Tozzetti Giovanni, Notizie degli aggrandimenti delle scienze fisiche accaduti in Toscana, Firenze, 1780.