N.1 2024 - Scientia | Giugno 2024

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Maria Giulia Andretta, Dalla Terra a Marte. L’affascinante avventura del Pianeta Rosso

Andrea Cozza

andrea.cozza87@gmail.com

Volume della collana editoriale Quality Paperbacks (n.656), Roma, Carocci editore, 2022.

ISBN: 9788829015078

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Marte ha sempre suscitato grande curiosità e interesse e si è conquistato un posto privilegiato nell’immaginario collettivo. Il Pianeta Rosso, il corpo celeste del Sistema Solare che ha le maggiori similitudini con la Terra, si venne a trovare, specialmente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, al centro di una particolare attenzione mediatica, che venne stigmatizzata anche nella cultura popolare dei decenni successivi fino ai giorni nostri. Alla storia della conoscenza di Marte e soprattutto alla sua ‘capacità’ di alimentare suggestioni in primis mediatiche, letterarie e cinematografiche (ma non solo) è dedicata la coinvolgente monografia di Maria Giulia Andretta, PhD in Storia della scienza e delle tecniche presso l’Università di Bologna.

L’autrice, con profonda accuratezza storica e con stile narrativo appassionante, fa conoscere al lettore le vicende storico-culturali dell’esplorazione – in senso lato – di Marte. Dalle prime osservazioni telescopiche del Seicento, partite forse un po’ in sordina rispetto a quelle di altri corpi celesti, alle presunte analogie con la Terra sostenute da Friederick Wilhelm Herschel (1738-1822), fino all’epopea marziana del XIX secolo. In particolare, il volume delinea come nell’Ottocento si venne definitivamente a plasmare il mito marziano che ancora oggi riecheggia. A quel periodo, infatti, risalgono intense campagne osservative che diedero esito a importanti raffigurazioni della superficie marziana tra cui quelle del gesuita Angelo Secchi (1818-1878), Richard Anthony Proctor (1837-1888), Giovanni Virginio Schiaparelli (1835-1910) e Percival Lowell (1855-1916). Marte è legato, nello specifico, proprio agli astronomi Schiaparelli e Lowell e alla scoperta di presunti ‘canali’ sulla superficie planetaria. L’origine sul dibattito dei canali marziani, racconta Andretta, affonda le sue radici nel 1877 quando in concomitanza con l’opposizione Terra-Marte e a seguito delle osservazioni che ne derivarono, l’astronomo Schiaparelli diede alle stampe una mappa del pianeta in cui raffigurò alcune linee dritte, i cosiddetti ‘canali’. Di lì a poco un susseguirsi di osservazioni di altri astronomi e complice la fraintendibile traduzione di canali con canals (canali artificiali) piuttosto che channels (canali naturali), alimentò un’imponente ‘questione marziana’ che considerava Marte un pianeta abitato e che vedeva nei suoi canali una titanica impresa contro la desertificazione. Si trattò, tuttavia, di un errore che, come spiega l’autrice, fu sostenuto e accresciuto da meccanismi di autosuggestione e autoillusione. Un abbaglio che, nondimeno, ammaliò l’opinione collettiva e venne altresì in qualche modo cavalcato dai media anche anni dopo. L’evento mediatico forse più eclatante si verificò negli anni Trenta del Novecento. La sera del 30 ottobre 1938, infatti, Orson Welles (1915-1985) propose in radiodiffusione un adattamento dell’opera di Herbert George Wells (1866-1946) La guerra dei mondi. Sebbene fosse stato esplicitato si trattasse di una mera finzione, la costruzione del programma radiofonico aveva una veste di grande realismo e riuscì a scatenare il panico, trasmettendo l’idea di un attacco marziano in corso. Di sicuro il programma radiofonico riuscì a slatentizzare le paure inconsce di alcuni americani in un contesto storico in cui si sarebbero aperti poco dopo scenari terribili con gli eventi della Seconda guerra mondiale.

A partire già dai primi anni del secolo scorso e in modo particolare dagli anni Cinquanta, paesaggi e sfondi marziani giunsero sulla Terra grazie alle rivisitazioni e alle produzioni cinematografiche che videro viaggi interplanetari verso il Pianeta Rosso o invasioni ostili di marziani agguerriti. Produzioni cinematografiche di tale tipo si riproposero a più riprese, fino a tempi più recenti, facendo anche del pianeta Marte uno dei protagonisti dell’industria del cinema. Marte fu anche grande interprete della letteratura, della televisione, del fumetto e della musica, come osserva l’autrice. Basti ricordare, a solo titolo d’esempio, l’avventuriero John Carter di Marte che nacque dalla penna di Edgar Rice Burroughs (1875-1950) o la canzone Life on Mars? dell’intramontabile David Bowie (1947-2016), e ancora i moltissimi videogiochi e cartoni animati ambientati su Marte. Il Pianeta Rosso diventò, in definitiva, indiscusso mito popolare.

Dalla seconda metà del XX secolo, inoltre, serpeggiò insistente l’idea di raggiungere Marte. A ben guardare ci si trovò nel bel mezzo di un ‘braccio di ferro’ tra superpotenze che si riverberò anche nella corsa allo spazio. Se la missione dell’Apollo 11 aveva portato nell’estate del 1969 i primi uomini sulla Luna stabilendo ‘un grande passo per l’umanità’ (tutta!), c’era chi a missione da iniziare programmava già un ipotetico viaggio e sbarco umano su Marte da realizzarsi negli anni Ottanta. Le cose andarono tuttavia diversamente: negli anni Sessanta si effettuarono numerosi lanci di sonde sia statunitensi che sovietiche che avrebbero dovuto raggiungere e sorvolare Marte ma i risultati furono fallimentari. Nel 1965 la sonda Mariner 4 riuscì nell’impresa regalando all’umanità anche 22 scatti fotografici della superficie marziana. Incontri ravvicinati con Marte si ripeteranno nel 1969 con le sonde Mariner 6 e Mariner 7 che catturarono molti altri scatti ravvicinati della superficie. Negli anni Settanta scesero sulla superficie i lander che avviarono le analisi del suolo marziano e si scoprì che in tempi remoti sulla superficie di Marte c’era acqua. Da quel momento in poi uno degli obiettivi delle missioni successive, che fino ad oggi hanno visto l’invio di numerosi moduli, fu quello di ricercare l’acqua su Marte, prove scientifiche della presenza o meno di organismi viventi in tempi remoti e il sussistere di condizioni attuali compatibili con la vita. Queste ricerche mirano a valutare la fattibilità, con razionale scientifico, di scenari futuri di esplorazione umana del pianeta.

Quello che Maria Giulia Andretta narra magistralmente è il secolare racconto di un pianeta il cui fascino impatta sull’immaginario umano stimolando aspirazioni, desideri, conoscenza e nuove prospettive future, forse non più così lontane.